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unilever sedeI brand che hanno a cuore la sostenibilità crescono di più? A quanto pare sì. I brand di Unilever che hanno guidato la sua agenda sostenibile hanno rappresentato la metà delle fonti economiche di crescita del business dello scorso anno. E sono cresciuti il doppio rispetto agli altri brand. Lo annuncia la stessa Unilever, che invita le altre aziende a darsi obiettivi rigidi, visto che la sostenibilità ripaga. Ma non sarà un modo di farsi pubblicità?

IL PLAN DI UNILEVER - Il Sustainable Living Plan, dunque, sarebbe in grado di determinare un impatto crescente e positivo sul business. Nato nel 2010, impegna Unilever a calcolare l’impronta ambientale dei suoi prodotti e ad ottenere, ad esempio, il 100% delle materie prime agricole da filiere sostenibili o ad aiutare oltre 1 mld di persone a migliorare il proprio stato di salute e benessere.

Dove, Lifebuoy, Ben & Jerry's, Comfort sono tutti brand che fanno parte del Plan e che avrebbero raggiunto ottimi risultati in termini di crescita media negli ultimi 3 anni. Inoltre, Unilever, sempre secondo gli ultimi dati diffusi, avrebbe risparmiato oltre 200 mln tra produzione, logistica e materiali.

Tutto questo sempre grazie al Plan e al rispetto degli impegni presi. 400 mln sono poi i costi evitati grazie a misure per l’eco-efficienza adottate nei vari siti produttivi già dal 2008. In particolare, oggi oltre il 55% delle materie prime agricole vengono da filiere sostenibili e sono state tagliate del 37 e 32% dal 2008 le emissioni di CO2 derivanti dall’utilizzo di energia e acqua nei processi produttivi.

UNILEVER SEGUE LE TENDENZE - Unilever afferma che le altre società stanno via via prendendo atto dei vantaggi legati agli impegni in chiave sostenibile e stanno infatti integrandoli nelle strategie ideate per i loro brand principali. Inoltre, un crescente numero di istituzioni stanno spostando capitali verso business che “aiutano a realizzare un futuro low-carbon”. Ad esempio, recentemente, la Church of England became ha messo da parte gli asset fossili e ha spostato il portfolio su terreni più sostenibili.

Secondo Paul Polman, chief executive di Unilever, “in un mondo volatile in cui cresce l’inuguaglianza sociale, in cui cresce la popolazione e crescono le sfide, in cui bisogna lottare contro i cambiamenti climatici, la necessità di adattarsi per il business è chiarissima, mentre ci sono opportunità e benefici. Anche i consumatori se ne stanno accorgendo e infatti aumenta la domanda di business e brand responsabili”.

Ed è proprio questo il punto: i consumatori sono diventati consapevoli. Questo significa che, se da un lato cercano prodotti genuini e meno artificiali, leggono le etichette con attenzione, arrivando persino a boicottare le aziende non sostenibili, dall’altro è anche vero che le aziende devono accrescere il loro appeal lavorando sul fronte del marketing.

Non a caso Unilever, è presente come partner ufficiale al Live Earth di Al Gore e Pharrel Williams. Un’occasione per mettere in mostra i propri risultati, per lanciare messaggi pieni di buone intenzioni e schierarsi dalla parte dei buoni. Forse parlare di greenwashing è troppo, ma sono sempre di più le multinazionali che “cavalcano l’onda” e cercano di rendere i propri prodotti simbolo di un mondo più sostenibile. Sarà, come sempre, il consumatore ad avere l’ultima parola e a confrontare i proclami con la realtà dei fatti.

Anna Tita Gallo

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