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benjerry australia 450x300L’azienda statunitense Ben & Jerry’s si è schierata accanto al Wwf per una campagna di sensibilizzazione sulla protezione della barriera corallina australiana. Ma il governo non ci sta e chiede ora di boicottare l’azienda, che per sostenere la campagna ha scelto come strategia (di marketing?) quella di distribuire gelati.

LA VICENDA – Tutto è nato da un piano del governo che autorizza lo scaricamento in questa zona di 3 milioni di metri cubi di materiali di scavo, provenienti dall’area in espansione del porto di Abbot Point, che si trova a Sud di Townsville, sulla costa del Queensland. Il Wwf ha intrapreso una battaglia sulla questione e Ben & Jerry’s si è schierata al suo fianco, mentre il governo ha chiesto a gran voce di boicottarla. I motivi: la campagna danneggia la reputazione della barriera corallina e allontana i turisti da un’area che peraltro è inserita nella lista World Heritage. E in prima fila nella lotta contro la campagna troviamo il ministro dell’Ambiente Andrew Powell: “Un’altra azienda ha firmato la campagna di menzogne diffusa dal Wwf”, ha affermato.

LA POSIZIONE DELL’AZIENDA – L’azienda, sostenendo il Wwf, ha puntualizzato le conseguenze degli scavi e dello scaricamento dei materiali in quell’area, il cui ecosistema verrebbe alterato. “Un attentato ad un tesoro dell’Australia”, lo definiscono. Intanto, hanno anche eliminato dai gusti di gelato venduti quello al “Phish Food”, che alludeva al consumo di pesce come cibo.

GREENWASHING? – Il tour di sensibilizzazione di Ben & Jerry’s in Australia ha previsto la distribuzione di gelati. Il prodotto dell’azienda, dunque, viene associato ad un messaggio di rispetto per il Pianeta. I promoter puntano sul fatto che la salute della barriera corallina è una questione che sta a cuore a tutti gli abitanti della Terra, un’affermazione assolutamente corretta. Tutti dovremmo preoccuparci per quanto potrebbe accadere ed informarci sulle eventuali conseguenze dell’attività dell’uomo su zone come queste.

Ma cosa c’entrano i gelati? Nulla. Come spesso accade, ci troviamo di fronte ad un caso in cui le buone intenzioni delle aziende – crediamo nella buona fede fino a prova contraria – si mischiano con il marketing. Un gelato può attirare i destinatari del messaggio, è vero, ma addirittura quel messaggio rischia di sovrastarlo. Non solo. Mentre il governo australiano non brilla per capacità d’ascolto e amore per l’ambiente, anche Unilever (che sta alle spalle di Ben & Jerry’s) paga le conseguenze di aver ceduto alla tentazione di promuovere un prodotto approfittando del clamore suscitato da una buona causa.

BEN & JERRY È GREEN – Raccontiamo questa vicenda anche per far notare come il passo falso sia sempre possibile, anche quando si agisce in buona fede. E crediamo a questa buona fede sapendo che l’azienda in Italia sceglie ingredienti spesso provenienti dalla filiera del commercio equo e solidale, investe per ridurre le emissioni di CO2 (packaging, trasporti, refrigerazione), porta avanti attività di allevamento sostenibile e controlla tutto il ciclo di vita del prodotto.

Negli Usa, dopo le campagne a favore della trasparenza delle etichette alimentari, si è mossa invece per l’eliminazione totale degli Ogm dagli ingredienti utilizzati. Insomma, buone pratiche che pongono l’azienda tra quelle più attente a questi aspetti. Forse distribuire gelati non è stata la mossa più azzeccata per metterle in luce.

Anna Tita Gallo

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