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mcdonald pasta barillaMcDonald's e Barilla, l'unione annunciata è diventata realtà ed ora nei punti vendita italiani della nota multinazionale statunitense del fast food si potrà optare per un piatto di insalata di pasta alle verdure, anziché per il classico panino con hamburger o per un cheeseburger, parte dei menù più classici serviti da parte della ristorazione veloce.

Quale oscura strategia di marketing avrà guidato il sodalizio tra il marchio italiano di pasta più noto al mondo e la catena di fast food tanto nota quanto ampiamente criticata ormai in ogni Paese del mondo per via della scarsa qualità degli ingredienti utilizzati per la preparazione die pasti e per le condizioni di lavoro dei propri addetti?

Pare che Barilla abbia deciso di puntare ad una maggiore espansione nel mondo del proprio marchio, entrando a far parte della ristorazione da fast food, secondo quanto dichiarato da parte Francesco Del Porto, direttore Mercato Europa del gruppo, come riportato da Il Fatto Alimentare:

"Puntiamo a espanderci in tutto il mondo anche attraverso il canale della ristorazione veloce. Al contempo l'offerta di McDonald's si avvicina sempre di più a un modello alimentare mediterraneo, equilibrato da un punto di vista nutrizionale e rispettoso dell'ambiente".

Restano forti dubbi sul fatto che sia sufficiente inserire tra i propri prodotti un misero piatto di pennette alle verdure, dal costo di oltre 5 euro se abbinato ad un menù con bibita, possa essere sufficiente per poter definire McDonald's come deciso ad avvicinarsi ad un modello alimentare mediterraneo, data la presenza sempre preponderante degli alimenti propri del fast food americano nel proprio menù, dalle più note bibite gassate e zuccherate ai famosi panini, la cui produzione non avrebbe nulla di rispettoso per l'ambiente.

Ad esempio, McDonald's non utilizza prodotti biologici o provenienti da realtà produttive sostenibili per la realizzazione dei propri panini. È semplicemente uno degli anelli di destinazione dei prodotti più comuni dell'industria alimentare, dalla carne per la preparazione di hamburger, alle salse confezionate, fino al pane a lunga conservazione.

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole, se pensiamo che in realtà nemmeno Barilla spicca per l'impiego di farine biologiche nella preparazione della propria pasta o di procedimenti di essiccazione a basse temperature e di trafilatura tradizionale del prodotto, come invece avviene in Italia all'interno delle piccole realtà produttrici di pasta biologica, che nei casi d'eccellenza risulta realizzata esclusivamente con grano di provenienza italiana o con altri cereali nostrani ormai rari, attraverso una macinatura a pietra delle farine e con processi di essiccazione a basse temperature. Non stupisce dunque la posizione di distacco espressa da parte di Barilla in merito al biologico sul proprio sito web:

"Recenti studi evidenziano che la presunta "superiorità" del biologico non è supportata da adeguate evidenze scientifiche: i livelli nutrizionali sono sostanzialmente uguali a quelli dei prodotti ottenuti con tecniche di produzione convenzionali e non è sempre vero che il biologico sia più "sicuro", in quanto è sì meno esposto alla contaminazione chimica, ma è più soggetto a quella di parassiti e tossine naturali. Barilla ritiene che sia un errore contrapporre in modo schematico ed ideologico gli alimenti biologici a quelli convenzionali".

La contrapposizione tra prodotti biologici e convenzionali non è schematica o ideologica. È un dato di fatto come l'agricoltura convenzionale, a differenza dell'agricoltura biologica, adotti l'impiego di pesticidi e di sostanze tossiche in grado di provocare l'inquinamento e l'impoverimento dei terreni, oltre a concorrere alla contaminazione delle acque ed alla compromissione degli ecosistemi. Non vi è nulla di sostenibile dal punto di vista ambientale nella scelta di McDonald's di fregiarsi del marchio Barilla attraverso uno dei piatti presenti nel proprio menù. Le qualità organolettiche dei prodotti biologici sono concretamente migliori.

Non si può dunque parlare di un matrimonio tra il diavolo e l'acquasanta o di un'alleanza che unisce gli opposti, come aveva titolato il Corriere Della Sera. Ci troviamo semplicemente di fronte a due multinazionali che cercano di spalleggiarsi vicendevolmente alla ricerca di nuova clientela. Un piatto di pasta sarà sufficiente per attirare i salutisti da McDonald's? Probabilmente non sarà così e l'insalata di pasta estiva non cotituirà altro che l'ennesima variante stagionale del menù del fast food, come era accaduto in precedenza ai panini contenenti Parmigiano Reggiano o Asiago Dop, nati probabilmente da strategie studiate a tavolino per risollevare in minima parte la qualità dell'offerta della catena dei risoranti McDonald's in Italia, poi rivelatesi di breve durata.

Marta Albè

GreenBiz.it

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