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ttip lobbyTrattato di Libero Scambio USA-UE (TTIP), l’agribusiness è la lobby più potente. Lo afferma il Corporate Europe Observatory, secondo cui nessun settore avrebbe incitato di più la Commissione Europea durante la fase di preparazione per i negozianti sulla proposta del grande accordo commerciale tra Europa e Stati Uniti.

Multinazionali alimentari, agro-commercianti e produttori di sementi avrebbero avuto più contatti con l'ufficio commerciale della Commissione rispetto ai lobbisti dell’industria farmaceutica e chimica, dell’industria finanziaria e dell’auto messe insieme.

Dei 560 incontri con le lobby che DG Trade ha organizzato in preparazione dei negoziati, 520, cioè il 92%, hanno visto la presenza dei lobbisti del mondo degli affari e delle industrie, mentre solo 26, cioè il 4%, si sono rivolti a gruppi di interesse pubblico. Dunque per ogni incontro con un associazione di consumatori, ne sono stati organizzati altri 20 con aziende e federazioni delle industrie.

I dati raccolti tengono conto di consultazioni pubbliche, incontri con i portatori di interesse e riunioni con le lobby a porte chiuse. Pia Eberhardt, attivista per il commercio del Corporate Europe Observatory, ha dichiarato: "DG Trade ha coinvolto fortemente i lobbisti industriali per redigere la posizione dell'UE per il TTIP, tenendo a bada come presenze 'fastidios È sindacalisti e altri gruppi di interesse pubblico. Il risultato mette in pericolo molte conquiste per ottenere le quali l’Europa ha lottato a lungo, dalle norme di sicurezza alimentare alla tutela dell'ambiente".

Mentre la Commissione Europea ha affermato pubblicamente che l'accordo commerciale non minaccerà le norme europee in materia di sicurezza alimentare e ambientale, l'analisi degli strumenti chiave e dei principi dei negoziati mostra che il TTIP potrebbe portare a conseguenze spiacevoli.

Altre attività di lobby molto attive durante i negoziati hanno riguardato il settore IT, le telecomunicazioni, l’industria automobilistica e l’ingegneria. Nel complesso i dati disponibili suggeriscono che l’impostazione del TTIP è stata determinata in gran parte da aziende con sede negli Stati Uniti, in Germania e nel Regno Unito e da grandi organizzazioni dei datori di lavoro europei, come BusinessEurope.

Avrebbe avuto particolare rilevanza anche il ruolo di Deutsche Bank e di TheCity (Regno Unito). Mentre le aziende della Grecia e di gran parte dell’Europa Orientale risultavano del tutto assenti dai retroscena relativi al TTIP. Ciò suggerisce che, secondo Corporate Europe, le imprese dei Paesi più poveri dell’UE avranno ben poco da guadagnare da questo accordo commerciale.

Marta Albè

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