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trattato usa europaIl Trattato di Libero Scambio Usa-Ue potrebbe rappresentare una minaccia al cibo di qualità, ai beni comuni e al diritto di privacy.

Potrebbe costituire il via libera agli Ogm, alla privatizzazione dei servizi pubblici e alla ricerca del gas di scisto. Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) potrebbe entrare in vigore nei prossimi mesi.

Aiab, l’Associaizone italiana per l’agricoltura biologica, lancia un vero e proprio allarme, mentre sul web è già presente una campagna per fermare il TTIP, con un incontro illustrativo che si è svolto a Roma a fine giugno.

L’accordo dovrebbe essere siglato a fine 2014, ma Aiab interviene per chiedere al presidente Renzi, in coincidenza con l’inizio del semestre europeo dell’Italia, di dire stop all’entrata in vigore del trattato. L’obiettivo del TTIP consiste nella creazione di una zona di libero scambio che coinvolgerà 800 milioni di consumatori, attorno a cui ruota la metà del PIL mondiale.

Gli Stati Uniti mirano ad introdurre nel proprio giro d’affari tre aree strategiche: Europa, America Latina e Asia-Pacifico. Aiab insieme ad altre 20 associazioni sta promuovendo una campagna per fermare il TTIP e per chiedere al Governo italiano di opporsi ad un accordo che potrebbe lasciare piena libertà alle multinazionali. Aiab elenca i seguenti 10 motivi per dire stop al Trattato di Libero Scambio Usa-Ue.

1) Sicurezza alimentare

Le norme europee su pesticidi, Ogm, carne agli ormoni e più in generale sulla qualità degli alimenti, più restrittive di quelle americane e internazionali, potrebbero essere condannate come “barriere commerciali illegali”.

2) Acqua ed energia

Sono settori a rischio privatizzazione. Tutte quelle comunità che si dovessero opporre potrebbero essere accusate di distorsione del mercato.

3) Servizi pubblici

Il TTIP limiterebbe il potere degli Stati nell’organizzare i servizi pubblici come la sanità, i trasporti, l'istruzione, i servizi idrici, educativi e metterebbe a rischio l’accesso per tutti a tali servizi a vantaggio di una privatizzazione che rischia di escludere i meno privilegiati.

4) Diritti del lavoro

La legislazione sul lavoro, già drasticamente deregolamentata dalle politiche di austerity dell’Unione Europea, verrebbe ulteriormente attaccata in quanto potrebbe essere considerata “barriera non tariffaria” da rimuovere.

5) Finanza

Il trattato comporterebbe l’impossibilità di qualsivoglia controllo sui movimenti di capitali e sulla speculazione bancaria e finanziaria.

6) Brevetti e proprietà intellettuale

La difesa dei diritti di proprietà delle imprese sui brevetti metterebbe a rischio la disponibilità di beni essenziali, quali ad esempio i medicinali generici. Così come la difesa dei diritti di proprietà intellettuale può limitare la diffusione della conoscenza e delle espressioni artistiche.

7) Gas di scisto

Il fracking, già bandito in Francia per rischi ambientali, potrebbe diventare una pratica tutelata dal diritto. Le compagnie estrattive interessate a operare in questo settore potrebbero chiedere risarcimenti agli Stati che ne impediscono l’utilizzo. In questo modo si violerebbe il principio di precauzione sancito dall’Unione Europea, incentivando iniziative economiche che mettono in pericolo la salute umana, animale e vegetale, nonché la protezione dell’ambiente.

8) Libertà e internet

I giganti della rete cercherebbero di indebolire le normative europee di protezione dei dati personali per ridurli al livello quasi inesistente degli Stati Uniti, autorizzando in questo modo un accesso incontrastato alla privacy dei cittadini da parte delle imprese private.

9) Democrazia

Il trattato impedirebbe qualsiasi possibilità di scelta autonoma degli Stati in campo economico, sociale, ambientale, provocando la più completa esautorazione di ogni intervento da parte degli enti locali.

10) Biocombustibili

Il TTIP attraverso l’armonizzazione delle normative europee in ambito energetico, incentiverebbe l’importazione di biomasse americane che non rispettano i limiti minimi di emissione di gas a effetto serra e altri criteri di sostenibilità ambientale.

Quale sarà la decisione dell’Italia? Che influenza avrebbe l’eventuale adesione al TTIP sull’introduzione ufficiale del reato di coltivazione di Ogm sul territorio italiano e sulla decisione Europea - da ufficializzare a fine anno - di concedere agli Stati membri la libertà di vietare gli Ogm sul proprio territorio?

Marta Albè

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