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shareacokeLa campagna “Share a Coca” di Coca Cola ha sicuramente ottenuto grande impatto, ma le etichette personalizzabili sono state anche un assist notevole a favore dell’ironia, non solo dei singoli ma anche di tutti coloro che hanno pensato di sfruttarlo per fare “campagna contro”. È il caso del Center for Science in the Public Interest, che ne approfitta per sottolineare ancora una volta il legame tra la bevanda e l’obesità.

"Share a Coke with Obesity”, recita la slogan posto sull’etichetta, ordinato direttamente all’azienda. Già, perché, per chi non lo sapesse, esiste un tool messo a diposizione dei consumatori per creare e ricevere a casa la propria etichetta personalizzata.

Ma, nonostante le regole specificate dall’azienda, non tutti hanno semplicemente ordinato un’etichetta con il proprio nome. Tra l’altro, la parola “Obesity” non era stata bloccata dall’azienda, almeno finché l’azienda non si è resa conto della trovata e del video girato per documentarla e renderla pubblica.

“ È un peccato che CSPI e altri abbiano deliberatamente trasformato un'esperienza gradevole in qualcosa di negativo per attaccare ulteriormente il brand”, ha scritto via e-mail un portavoce della Coca-Cola a TakePart.

Mentre è risaputo che la Coca Cola crei problemi a chi soffre di diabete di tipo 2 e obesità, l’azienda ha intanto deciso di cambiare strategia per affrontare le critiche e di affidarsi ad alcuni scienziati non per difendersi, ma per diffondere un nuovo messaggio: non si guarisce dall’obesità tagliando le calorie ma facendo più attività fisica.