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realshit 450Sembrava una bufala, invece è realtà: da Eataly a Milano in vendita “Real Shit”. Esatto, è proprio quello che pensate: cacca vera, letame. Ma tutto biologico, proveniente da allevamenti non industriali e rispettosi delle leggi. Diventerà un oggetto da collezione?

IL DIRTYFESTO – Ricordate la “Merda d’artista” di Piero Manzoni? Nel 1961 era stata inscatolata ed erano stati prodotti 90 esemplari. Ma stavolta le scatolette le troviamo sugli scaffali di un supermercato, per giunta un supermercato particolare, che si propone di offrire al consumatore solo prodotti di qualità, biologici, provenienti da filiere certificate. Ma qualcosa di artistico c’è: il dirtyfesto. Come per tutti i manifesti artistici, si elencano i motivi che hanno spinto a tale provocazione e gli obiettivi.

PROVOCAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE - Una non esclude l’altra. La provocazione è sicuramente quella legata all’utilizzo del letame, che non può non spiazzare il consumatore che vaga tra gli scaffali.

La sensibilizzazione è però legata al fatto che, come il cibo, il letame non è tutto uguale: in questo caso proviene da galline e mucche, resta a maturare per 9 mesi (come il whiskey, dicono) e viene ribaltato almeno 7 volte. Ci sono di mezzo anche conoscenze che si tramandano di generazione in generazione, dunque. Obiettivo: spingere a coltivare buon cibo a casa propria.

dirtyfesto

SENSIBILIZZAZIONE E MARKETING – Dal punto di vista dell’appeal pubblicitario che può riscuotere una simile trovata, qualsiasi commento è scontato. Una scatoletta con 750 g di letame non può che essere irresistibile, un vero oggetto da collezione. Ma ha anche una sua utilità ed è racchiusa nel Dirtyfesto. Ognuno di noi può produrre il cibo che consuma, nel suo piccolo. Basta, appunto, una scatoletta di letame, volendo. E produrre il cibo “è ciò che fa sentire più vicini a Dio senza dover poi cambiare pannolini”.

Anna Tita Gallo

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