Menu

turismo parchi italiaIl turismo nei parchi può contribuire a risollevare l'economia italiana? Proprio in questi giorni se ne discute a Palermo, in occasione della seconda tappa verso la Conferenza Nazionale "La Natura dell'Italia", promossa dal Ministero dell'Ambiente, insieme a Federparchi, Unioncamere e Fondazione Sviluppo Sostenibile.

Nell'ultimo anno sono state registrate oltre 101 milioni di presenze turistiche nei parchi italiani, con una crescita del 2%. Il turismo ambientale non conosce crisi e vive un trend positivo. Gli italiani amano infatti andare alla scoperta dei patrimoni naturalistici della penisola. Le strategie politiche adeguate potrebbero portare ad una crescita ancora maggiore del fenomeno.

Le aree che ospitano i nostri patrimoni naturali sono infatti spesso ritenute marginali, mentre potrebbero costituire una fonte di nuova occupazione e un mezzo per mettere in risalto la qualità degli scenari turistici italiani anche all'estero, sempre nel pieno rispetto dell'ambiente e della sostenibilità.

Sarebbe sufficiente, ad esempio, organizzare un maggior numero di escursioni guidate, attività sportive, percorsi in bicicletta o rafting per coinvolgere i cittadini e i visitatori nella vita dei parchi. Si tratta di voci che potrebbero riattivare in positivo i bilanci delle aree protette italiane. Spesso mancano gli investimenti: di conseguenza i servizi di informazione destinati ai turisti sono scarsi, così come le mappe e indicazioni per i sentieri da percorrere, e l'afflusso di visitatori rischia di calare. Con una nuova destinazione delle risorse, si potrebbero creare opportunità di lavoro anche per i più giovani.

A porre al centro questi argomenti è l'incontro che si tiene oggi presso l'orto botanico di Palermo, e che porta il titolo di "Parchi come luogo di incontro tra green economy e green society". Il turismo naturalistico appare come un punto di forza per lo sviluppo sostenibile e il rilancio dell'occupazione e dell'economia nelle oltre 800 aree protette italiane.

Secondo il ministro dell'Ambiente Andra Orlando, è necessario valorizzare i parchi dal punto di vista della green economy: "I parchi sono la nostra riserva strategica di aria, acqua, biodiversità: sono un valore in sé. E allo stesso tempo rappresentano un laboratorio per lo sviluppo di nuove forme di economia, di vita, di società. È molto positivo che alcuni dati economici e soprattutto occupazionali parlino una lingua diversa da quella della crisi che attanaglia il Paese, perché non ci sarà conservazione dei valori naturali senza consenso e partecipazione delle comunità locali".

Il maggior contributo del turismo all'economia delle aree parco si segnala in Sicilia dove le attività ludico-ricreative contano per una percentuale dell'89% sull'offerta complessiva dei parchi. Nella classifica seguono la Puglia con il 78,1% e la Calabria con il 77,9%. Le altre attività economiche delle aree parco coprono una parte nettamente minore dell'offerta: nei parchi del Lazio si investe in produzioni tipiche per il 6,55% delle attività economiche, mentre il Molise svetta per offerta formativa (rappresenta il 19% dell'offerta complessiva delle sue aree protette) e ha un indice inaspettatamente alto di attività legate alla produzione di gadget (il 66% dell'offerta complessiva dei parchi della regione).

Cosa succederebbe se lo spread di un Paese si misurasse in biodiversità? In quel caso: "L'Italia sarebbe la Germania d'Europa", ha commentato Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi. "Può sembrare un paradosso, ma non è così, perché le 57 mila specie animali e le 5600 specie vegetali - 600 delle quali endemiche del nostro Paese - rappresentano un'enorme ricchezza dell'Italia, non solo in termini di patrimonio ambientale".

A suo parere, i parchi sono aree dove è possibile trovare l'Italia migliore per sperimentare un nuovo modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità, sul legame con i territori, sulla valorizzazione del turismo di qualità. Sono queste le risorse su cui l'Italia deve puntare per rilanciare la nostra economia.

Legambiente ricorda che le sorti dei parchi italiani e del turismo sono legate soprattutto alla politica: "Sembra sfuggire a molti che i parchi hanno chiarito da tempo le innovazioni legislative di cui avrebbero bisogno per migliorare il loro modo di operare. Davanti a queste richieste il dovere della politica non è solo quello di rispondere positivamente ma anzi di rilanciare incalzando gli enti gestori ad avere più coraggio per cambiare, prima della legge quadro, le abitudini sbagliate di chi continua a non comprendere che in un parco lo stop al consumo di suolo non è solo uno slogan ma un obiettivo".

Sarà dunque necessario agire contro abusi edilizi e bracconaggio che, ancora troppo presenti in queste aree, devono essere debellati. Infine, una maggiore trasparenza e semplificazione della burocrazia saranno fondamentali sia per il lavoro dell'ente parco che per l'interazione del parco stesso con le altre realtà territoriali.

Marta Albè

GreenBiz.it

Network