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amazon magazziniTroppo stress per i lavoratori di Amazon nel Regno Unito. A lanciare l’allarme è la BBC, che ha condotto un’inchiesta in proposito, infiltrando un giornalista tra i dipendenti di un deposito britannico in cui avviene lo smistamento dei prodotti in vendita online, tra libri, dischi e Dvd. Con l’avvicinamento del periodo natalizio, gli acquisti online aumentano e il carico di lavoro per i dipendenti è in costante crescita.

La BBC parla di possibili disagi mentali e fisici per i lavoratori, causati proprio dallo stress in eccesso. L’azienda ha assunto ben 15 mila dipendenti extra durante il periodo natalizio, per far fronte all’ammontare degli ordini. Secondo i filmati prodotti dalla BBC in segreto, ogni impiegato può giungere a gestire un nuovo ordine ogni 33 secondi.

Amazon ha dichiarato, in propria difesa, che la sicurezza e la salute dei lavoratori rappresenta la priorità numero uno. Eppure pare proprio che le condizioni di lavoro dei dipendenti dell’azienda non siano affatto rosee. Il reporter infiltrato, Adam Litter, ha portato con sé una telecamera per filmare ciò che accade realmente nei depositi di Amazon per BBC Panorama. Il giornalista ha constatato che ai dipendenti viene richiesto di percorrere oltre 15 chilometri per riuscire a reperire gli oggetti necessari a comporre gli ordini. Il recupero dei prodotti deve avvenire in un lasso di tempo limitato, che viene cronometrato.

Secondo le parole del reporter, i dipendenti di Amazon che si occupano del magazzino e della preparazione degli ordini vengono trattati come macchine, come dei veri e propri robot, non di certo come persone. Il professor Mammot, uno dei migliori esperti britannici per quanto riguarda lo stress da lavoro, ha dichiarato che le condizioni dei dipendenti di Amazon presso i magazzini sono pessime. “Le caratteristiche di questo tipo di lavoro possono portare ad un incremento del rischio di disturbi psichici e fisici” - ha affermato.

A suo parere, è giunto il momento di bilanciare la richiesta di efficienza sul lavoro e le conseguenze per la salute e il benessere individuale dei dipendenti. Amazon ha reso noto che le ispezioni per la sicurezza sul lavoro non hanno riferito alcun aspetto preoccupante e che un esperto interpellato dall’azienda ha sottolineato che in vari luoghi di lavoro i dipendenti svolgono mansioni simili, che non portano di certo ad un incremento del rischio di malattie fisiche o mentali.

La performance di Adam Litter presso i magazzini di Amazon è risultata insoddisfacente in base ai dati raccolti dai superiori, che hanno comunicato al reporter infiltrato il rischio di dover affrontare un’azione disciplinare. Il giornalista ha preso parte a turni sia diurni che notturni, con una paga compresa tra le 6,50 sterline all’ora di giorno e le 8,50 sterline all’ora per la notte.

Dopo aver affrontato un turno di notte da 10 ore e mezza, ha dichiarato di aver camminato lungo il magazzino per almeno 11 miglia e di aver accusato forti fastidi ai piedi e alle gambe. Amazon si giustifica, sostenendo che i target produttivi dell’azienda vengono stabiliti in modo obiettivo, basandosi sulle performance precedenti della forza lavoro, e ricordando che molti dipendenti scelgono di lavorare in magazzino proprio per la natura attiva delle mansioni da svolgere.

Gli esperti hanno però sottolineato che i turni di notte a cui i dipendenti sono sottoposti risultano massacranti e potrebbero portare ad un forte affaticamento fisico e mentale. A loro parere, gli impiegati in magazzino non dovrebbero lavorare con turni superiori a 8 ore nel giro delle 24 ore. Amazon ha ribadito che i propri turni di notte sono legali, perfettamente in linea con le norme vigenti. L’azienda vanta di aver creato 5000 posti di lavoro permanenti nel Regno Unito, grazie ad un investimento pari a 1 miliardo di sterline. Se l’azienda agisce nel rispetto della legge, è probabile che nessuno potrà obbligarla a modificare i turni di lavoro previsti. La garanzia di un posto di lavoro assicurato sulla base di performance cronometrate si trasforma così in una vera e propria schiavitù legalizzata per i lavoratori di oggi.

Marta Albè

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