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green_job_piccoloCon l’avvento della Green economy, diventa sempre più forte l’esigenza di trovare professionisti nel campo delle energie rinnovabili. L’unione di economia ed ecologia pare essere diventata una strategia fondamentale per superare la crisi economica ed ambientale che sta affliggendo il Pianeta. A partire dal campo delle energie rinnovabili, fino a toccare quelli dei trasporti, della produzione alimentare, dell’edilizia, il turismo, la finanza, la gestione dei rifiuti, tutti i settori produttivi stanno cercando di trasformarsi per rispondere meglio alle esigenze di salvaguardia dell’ambiente. Non solo. Il tentativo riguarda anche la possibilità di generare occupazione e riqualificare anche quei settori che non trovano più possibilità di avanzamento nel mercato mondiale.

Parla di tutto questo la ricerca “Green Italy” condotta dalla fondazione Symbola e da Unioncamere che è stata presentata oggi a Monterubbiano, nelle Marche. Secondo la ricerca sono infatti già 200mila i posti di lavoro verdi che sono già stati creati mentre altri 800mila sono in fase di progettazione. Secondo l’indagine quanto al settore delle energie rinnovabili, il 30% delle piccole imprese (tra i 20 e i 499 dipendenti) sta puntando sulla green economy come strumento per superare il tracollo economico, L'economia verde attrae le imprese che esportano (33,6%), quelle che sono cresciute economicamente anche nel 2009 (41,2%), e quelle che hanno migliorato la qualità dei loro prodotti (44,3%). Secondo la ricerca, sono 317 le nuove figure professionali green richieste dal mercato, con picchi del 50% tra i legislatori, dirigenti e imprenditori, e del 60,4% tra artigiani, operai specializzati e agricoltori.

Se ne parla dunque tanto, ma cosa sono e perché si stanno diffondendo così tanto i cosiddetti green jobs? I vantaggi della pianificazione di un’economia del lavoro più mirata verso l’ecosostenibilità sono moltissimi. Il meccanismo è semplice: in un Paese in crisi è difficile mantenere alto lo standard lavorativo. L’avvento della Green economy si è presentatp dunque esattamente nel momento più propizio, perché salvare il Pianeta può significare anche salvare il lavoro e permettere quindi a un Paese di uscire dal declino, attraverso la realizzazione di nuovi mestieri, “green jobs”, efficaci sia per la difesa dell’ambiente, sia per l’aumento di produttività delle risorse utili al fabbisogno energetico mondiale.

Tra gli altri, nel libro “Guida ai green jobs” di Marco Gisotti viene descritta molto chiaramente la situazione dei lavori verdi in Italia e non solo con le percentuali. Grazie ai finanziamenti statali degli ultimi anni, le attività nel settore delle rinnovabili hanno assistito a un boom nello sviluppo di quelle mansioni che interessano l’ambito dell’ecosostenibilità. Sempre secondo l’autore i lavori interessati a questo fenomeno spaziano dall’edilizia, bacino fertile per l’allargamento del panorama occupazionale “verde”, fino a toccare altri settori, come quello della ricerca, che comprenderebbe figure come ad esempio: tecnici, esperti e manager, o ricercatori in ambito universitario. Lo scenario è senza dubbio uno dei più densi di opportunità nel mondo del lavoro, esistono delle forti possibilità di crescita dell’occupazione.

Ma se questa è l’Italia, cosa sta succedendo nel resto del mondo? Secondo il rapporto “Working for the Clmate: Green Job [R]evolution” realizzato da Greenpeace in collaborazione con l’EREC, il Consiglio europeo per l’energia rinnovabile, i posti di lavoro nel settore dell’energia sostenibile possiedono un potenziale tale da prospettarne una crescita di circa otto milioni di nuovi assunti nel lavoro verde, a livello globale, entro il 2030.

Incrociando tutti questi dati emerge dunque chiara la necessità che il nostro Paese, come il resto del Pianeta, adotti un modello organizzativo-economico ecocompatibile che funga da volano per l’economia e da meccanismo di tutela per l’ambiente

Silvia Locci

 

GreenBiz.it

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