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green_job_piccoloIl protocollo di Kyoto, sottoscritto da 160 Paesi poco più di 10 anni fa, prevede una drastica riduzione delle emissioni di gas nell’atmosfera entro il 2012 attraverso l’attuazione di precise azioni politiche e istituzionali. Molti Paesi vi hanno aderito, alcuni no, altri ancora se ne sono disinteressati. Nell'adempiere agli impegni presi, ogni Paese ha adottato (e continua a farlo) misure tese al miglioramento dell’efficienza energetica, alla promozione di forme di agricoltura sostenibile e alla promozione e lo sviluppo di fonti di energia rinnovabile.

In un’era in cui fare del bene al prossimo può economicamente tradursi in rispetto per l’ambiente, molte aziende, enti, società decidono di votarsi al “green”, ognuna a modo suo e chi è stato lungimirante sta già raccogliendo i propri frutti. E, a quanto pare, provengono da orti sostanziosi. Per meglio comprendere le caratteristiche di questo mercato, GreenBiz.it ha incontrato Emilio Luongo, responsabile della divisione specializzata Green Economy presso Gi Group.

Che direzione sta prendendo il mercato del lavoro “verde” in Italia?

“Il mercato del lavoro in Italia presenta ancora un certo ritardo rispetto ad altri Paesi europei . Non può dirsi in realtà già sviluppato un “mercato del lavoro” verde, questo perché il settore è recente, in continua evoluzione tecnologica, ma anche fortemente condizionato dal ritardo nella risposta alle esigenze formative da parte degli enti pubblici e privati, nonché dalle incertezze normative e dalla crisi finanziaria che ne ha rallentato gli investimenti”.

Che caratteristiche dovrebbe possedere un candidato "green"?

"Il candidato “green” deve essere diplomato o laureato (giurisprudenza, ingegneria ambientale preferibilmente), interessato, informato sul settore, disponibile a lavorare in settore frenetico , in condizioni ambientali spesso difficili, buona conoscenza dell’inglese (anche tedesco, spagnolo)".

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Quanto è diffusa nel nostro Paese la figura del "green manager"?

"Poco, per il momento. Si tratta, spesso, di manager stranieri (multinazionali estere che investono in Italia), molte volte manager provenienti da settori affini (oli&gas, impiantistica, utility ed altre)".

In che settore delle energie rinnovabili solitamente vengono richieste queste figure?

"Eolico e fotovoltaico rappresentano i settori green più sviluppati e quindi quelli che maggiormente richiedono queste figure. Mi aspetto un forte incremento nelle biomasse, nel riciclo, nell’efficienza".

Quali sono secondo lei le principali agenzie di head hunting presenti nel nostro territorio specializzate nel green recruiting?

"Specializzate ancora non ce ne sono, il mercato ancora non fornisce segnali chiari e di continuità; GI Group sicuramente ha dalla sua il vantaggio di una Divisione specializzata Green Economy che grazie a Exs (società di Executive Search) oggi si colloca al top nella ricerca, rispettivamente, di profili di middle e top management".

Lo sviluppo di un’economia sostenibile ha creato nuovi posti di lavoro e nuove figure professionali. Quali sono le più richieste e di cosa si occupano in particolare?

"Tra le figure più richieste o comunque più presenti nel nuovo mercato del lavoro verde sicuramente troviamo l’Energy Manager, responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia, i certificatori energetici, ossia i “tecnici abilitati” alla certificazione energetica degli edifici. I tecnici installatori che sono tra le figure più richieste dal mercato energetico. Periti tecnici o ingegneri che si occupano della progettazione e dell’installazione di impianti solari termici o fotovoltaici, i tecnici commerciali specializzati nell’attività di consulenza e vendita del mercato delle forniture di energie rinnovabili, impianti fotovoltaici e pannelli solari".

Fabrizio Mistretta

GreenBiz.it

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