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tassistiTutti i lavori possono essere fonte di stress, ma CareerCast.com ha stilato una classifica dei migliori e dei peggiori lavori degli americani. Una giornata negativa capita a tutti, insomma, ma è più probabile che arrivi per alcune categorie.

Fare il tassista a Phoenix era il lavoro che Perry Jones desiderava fare, ma i tassisti vengono anche rapinati e persino uccisi. Conta più questo o conta più la passione per la guida? E poi ci sono le tasse da pagare, l’auto da prendere in leasing, le poche prospettive di carriera, a cui si aggiunge la concorrenza di servizi nuovi come Uber.

Per motivazioni simili alcuni lavori tanto desiderati poi diventano quasi insopportabili e addirittura, in certi casi, entrano nella classifica dei peggiori.

Certo, ci sono anche lavori peggiori del tassista. Ad esempio, il giornalista. L’avreste mai detto? Dall’esterno sembra il lavoro dei sogni, ma nella pratica significa spesso anche sfruttamento, lavoro mal pagato o non pagato, all’interno di un settore che ha dovuto fronteggiare una crisi pesantissima, per via del Web in primis. Erin Hayes era una reporter a Boston, si è laureata nel 2003 e ha lavorato come assistente editoriale. Scriveva la rubrica Inside Track del Boston Herald. Poi è arrivata la crisi, i social network hanno minato la già scarsa capacità dell’editoria di uscire dai vecchi schemi e a farne le spese sono stati spesso i redattori. Ma Erin ha deciso di reagire e ha creato l’agenzia Media Boss.

I lavori che finiscono in fondo alla classifica sono quelli svolti da persone preziosissime per noi: pompieri, soldati, guardie carcerarie. Occupano quella posizione e indossano la maglia nera persone che hanno un ruolo fondamentale nella società, ma che purtroppo sono sottoposte a stress eccessivi, lavorano in ambienti poco salutari o poco stimolanti e sono pagati poco rispetto ai loro compiti.

Tra chi svolge i peggiori lavori compaiono anche i piloti di linea, le forze dell’ordine, chi si occupa di pr o organizza eventi. Ma, è bene sottolinearlo, anche i dirigenti d’azienda sono tra i più stressati.

I parametri presi in esame per stilare la classifica sono 11 e non comprendono soltanto i rischi connessi allo svolgimento del lavoro in sé, ma anche gli spostamenti, le ripercussioni sulla vita propria e altrui, l’interazione con i clienti.

Se i più sfortunati sono i militari e le forze dell’ordine, i più fortunati sono invece i professori universitari, i parrucchieri, i tecnici ospedalieri e gli ecografisti, i dietisti, i gioiellieri, i bibliotecari.

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Anna Tita Gallo

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