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uber donneNuovi posti di lavoro in rosa. Uber promette 1 milione di posti di lavoro tutti dedicati alle donne entro il 2020. La società più odiata dai tassisti di tutto il mondo ha stretto una partnership con l'Onu per l'occupazione al femminile.

Uber si è unita a UN Women, l'organizzazione dell'Onu per l'uguaglianza di genere e la legittimazione del ruolo delle donne. La società californiana si tinge di rosa con un annuncio diramato in tutto il mondo negli ultimi giorni grazie a una conference call internazionale.

L'obiettivo consiste nell'accelerare le opportunità economiche e di lavoro per le donne. La società ha calcolato che negli Stati Uniti Uber può contare su 160 mila autisti, di cui solo il 14% è rappresentato da donne. Una percentuale che potrà di certo aumentare entro i prossimi cinque anni grazie a questo nuovo progetto.

Tra le testimonial della campagna tutta al femminile Uber ha scelto Ester, una donna di Nairobi che guida ogni giorno per mantenere la sua famiglia e per permettere alle donne di muoversi più tranquillamente tra le strade della città.

Uber punta ad espandersi un po' ovunque nel mondo, proprio grazie alle donne. La seconda testimonial della campagna è Nathalie, che a Londra ha scelto Uber per raggiungere la propria indipendenza economica.

Nelle prossime settimane Uber discuterà direttamente con l'Onu sulle strade da intraprendere per raggiungere il proprio ambizioso obiettivo per dare nuove possibilità all'occupazione femminile.

Il progetto riguarda nello stesso tempo lavoro e sicurezza. Uber punta sul fatto che le donne si sentiranno più sicure nel viaggiare se il conducente durante i loro spostamenti sarà proprio una donna.

Si discuterà dunque delle nuove misure di sicurezza per proteggere le donne in viaggio e durante gli spostamenti quotidiani. Il tutto verrà calibrato a seconda delle esigenze del Paese in cui il servizio sarà presente. Una nuova opportunità per le donne al volante. Uber ripone fiducia in loro. Non resta che attendere per comprendere se questa mossa avrà successo.

Si tratterà davvero di sharing economy?

Marta Albè

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