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uberpool 450La sharing economy è sicuramente un fenomeno in crescita. Le persone condividono auto, case, vestiti, strumenti, grazie a piattaforme Web come Airbnb e simili. Ma le critiche piovono.

Uber è uno dei servizi di cui si parla di più, nato con l’intento di permettere a tutti di diventare sostanzialmente autisti. È concorrenza sleale nei confronti dei tassisti? Ma, soprattutto, è sharing economy o non lo è affatto, seppur fregiandosi di questa appartenenza?

50 MILA POSTI DI LAVORO – È di ieri la notizia che Uber promette 50 mila posti di lavoro in Europa e 400 mila auto in meno sulle strade. Ma servono partnership con le grandi città europee, che spesso si sono scagliate contro il servizio. L’intento è quello di espandere UberPool, grazie al quale gli utenti dividono i costi della corsa.

Peccato però che il sistema base su cui ruota – UberPop – sia stato bollato come illegale anche da realtà come il Comune di Milano. In sintesi, un algoritmo consente di ottimizzare le corse in modo che siano destinate a più utenti, i quali chiaramente beneficiano della divisione della tariffa scegliendo l’opzione pool invece che di viaggiare da soli.

OBIETTIVI SOCIALI – Uber potrebbe essere una soluzione per chi non vuole guidare ubriaco, infatti la promessa è anche quella di far calare le cifre relative agli arresti per guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti. Nel 2014, 22 giurisdizioni degli Usa hanno approvato nuove norme in materia di ridesharing, ma anche India e Olanda, altre a singole città come Bruxelles ed Helsinki si muovono su questa scia. Inoltre, Uber permette di servire quartieri poveri, o periferici.

PRO E CONTRO – Non dappertutto però Uber viene accolto con favore. Abbiamo citato il Comune di Milano, ma anche il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi si è opposto. Resta il fatto che Uber sembri proprio utile, basti pensare al suo utilizzo da parte di Eataly per la consegna a domicilio dei panettoni. Ma le resistenze sono molte. Non solo in Italia ma anche in Corea del Sud e Spagna.

UBER E SHARING ECONOMYDove inizia e dove finisce la sharing economy? Spesso il condividere viene utilizzato dalle aziende per fregiarsi dei connotati positivi che ha assunto questo termine. Nel caso di Uber dobbiamo ricordare che ci sono vari servizi e proprio da questa varietà nasce un ragionamento che proviamo a riportare.

Innanzitutto esiste Uber Black, che è il normale servizio taxi, svolto da autisti con licenza che lavorano proprio per Uber. È innovativo per l’app che consente le prenotazioni, per il pagamento e le tariffe, ma non è un esempio di sharing economy. Poi c’è UberX, che desta le maggiori controversie. In questo caso chiunque può essere autista, non ha bisogno di licenza per spostare le persone da un punto A ad un punto B.

È sharing economy? Il fatto è che se il guidatore semplicemente trasporta le persone non è sharing economy. Infine, UberPool di San Francisco. In questo caso più passeggeri possono dividere un taxi, fanno lo stesso viaggio e quei sedili resterebbero vuoti se non utilizzati. Questa è sharing economy.

Anna Tita Gallo

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