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proteste cambogiaMigliaia di operai tessili cambogiani sono scesi in strada lo scorso 17 settembre in una giornata internazionale di azione per chiedere un aumento del salario minimo da 100 a 177 dollari Usa al mese. A gennaio le proteste per il salario minimo in Cambogia erano diventate mortali.

Enormi folle di lavoratori hanno protestato fuori dalle loro fabbriche durante la pausa pranzo sfidando le intimidazioni da parte del personale militare. In Svizzera, presso l’ambasciata cambogiana di Ginevra, si è svolta una protesta di solidarietà, con l’invio di una lettera indirizzata al primo ministro cambogiano.

La lettera congiunta dei sindacati globali IndustriALL, UNI e CIS ha sollecitato il Governo cambogiano a esaminare un aumento immediato e sostanziale del salario minimo per gli operati tessili, il cui lavoro sostiene un’industria da 5 milioni di dollari.

Un gruppo di noti marchi della moda ha accolto le richieste degli operai tessili e ha deciso di aumentare il loro salario minimo. Tra le aziende coinvolte troviamo Primark, H&M e Zara. La promessa è di garantire il pagamento di un salario di sussistenza equo. Gli aumenti dei salari si rifletteranno sui prezzi e terranno conto anche della produttività e dello sviluppo di competenze da parte dei lavoratori.

È l’inizio di una rivincita degli operai tessili, dopo il tragico crollo della fabbrica di Rana Plaza in Bangladesh, a seguito del quale alcune aziende hanno assicurato il loro sostegno alla causa e hanno promesso di prendere provvedimenti. Gli attivisti per i diritti umani hanno richiesto migliori condizioni di lavoro e una maggiore protezione per gli operai dei Paesi asiatici, dove il settore dell’abbigliamento è fondamentale per l’economia.

Marta Albè

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