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gelaeni 450La raffineria Eni di Gela in questi mesi è al centro di tanti dubbi: l’azienda rinuncerà alla Sicilia? I lavoratori, naturalmente, sono i più preoccupati. Oggi le loro istanze hanno trovato sfogo in uno sciopero, mentre i progetti Eni vanno avanti altrove.

LA CGIL IN PIAZZA – La richiesta è “mettere al primo posto il bisogno di difendere con le unghie e coi denti il lavoro che c'è e di crearne dell'altro”. Sono le parole del leader della Cgil Susanna Camusso. A Gela sono a rischio 3.500 posti di lavoro a causa di progetti di ridimensionamento dell’Eni.

L’ENI IN SICILIA – Mentre le sorti di Gela sono tuttora in bilico, il progetto di produzione di gas Argo pare possa tradursi in 1000 posti di lavoro. È quanto emerso nei giorni scorsi da un incontro al MiSE tra il sottosegretario Simona Vicari e Giuseppe Tannoia, direttore ricerca e produzione idrocarburi delle attività Europa-Italia di Eni.

Lo sviluppo coinvolgerebbe anche il Canale di Sicilia, il progetto di produzione di gas Argo sarebbe svolto a 13 miglia dalla costa e fornirebbe a breve circa il 20% della produzione nazionale di gas, sfruttando connessioni con infrastrutture esistenti e minimizzando l'impatto ambientale. Almeno secondo gli annunci.

E GELA? – “Non siamo di fronte a un'azienda in difficoltà. Per il bene del Paese, può decidere di non distribuire dividendi e di investire invece le risorse guardando in prospettiva. Se si vogliono fare scelte di investimenti innovativi, penso al bio-fuel, queste si affiancano non si sostituiscono alla raffineria", ha tuonato oggi la Camusso a Gela, rimarcando però che non si scommette più sulla crescita in Italia.

In altre parole, l’Eni non sta portando avanti politiche di sviluppo: “Da lungo tempo la politica di Eni non è una politica di sviluppo; l'altra riguarda la posizione di un governo azionista, che, come altri governi precedenti, non si capisce in politica industriale che scelta faccia. La vicenda di Gela e del suo territorio, ovvero di una realtà che dipende dalla petrolchimica, diventa perciò emblematica rispetto alle scelte del Paese", ha concluso.

Difficile però dimenticare come la zona di Gela sia già fortemente provata da cinquant'anni di attività della raffineria. E si è trovata più volte ad affrontare una seria minaccia ambientale, senza che questo abbia scoraggiato l'estrazione di idrocarburi.

Anna Tita Gallo

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