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barikama yogurtBarikamà è un progetto di micro reddito gestito da ragazzi africani, che ha permesso loro di fuggire dallo sfruttamento nelle campagne per giungere all’autogestione del lavoro e all’inserimento sociale. È un’associazione di promozione sociale e una cooperativa che si occupa della produzione di yogurt biologico a Roma.

La storia della sua nascita è davvero singolare e merita di essere segnalata come esempio per chi volesse dare inizio ad una nuova attività, pur non avendo ampie disponibilità economiche.

Questo progetti di micro-reddito è nato a marzo 2011 grazie alla collaborazione tra sei ragazzi africani che vivono a Roma. Cinque di loro in precedenza lavoravano a Rosarno come braccianti agricoli nella raccolta di arance e mandarini, erano sfruttati e hanno partecipato alle rivolte contro il razzismo del gennaio 2010.

Suleman, che spera di aiutare altre persone, anche in Africa, grazie alla produzione dello yogurt biologico, aveva lasciato il Mali nel 2008 per poi arrivare in Libia e infine in Italia tra mille peripezie. Ma le difficoltà della fuga non lo hanno scoraggiato ed ora è stato soprannominato il “Re dello yogurt biologico”, anche grazie alla scelta di un settore che non teme la crisi.

Si tratta di un progetto nato per garantire un micro-reddito a chi non ne ha e sta attraversando gravi difficoltà nel trovare lavoro, dare una spinta alla voglia di fare e all’iniziativa per ottenere nuove soddisfazioni, creare una rete di relazioni sociali e facilitare la vita degli stranieri che arrivano in Italia in condizioni precarie.

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Barikamà punta tutto sull’integrazione sociale e sulla sostenibilità. Non solo lo yogurt proposto è biologico, ma viene consegnato in bicicletta direttamente a casa o al lavoro. Si tratta di una scelta ben precisa di consegna e di trasporto ecologico, che presto coinvolgerà altri produttori bio della zona che hanno difficoltà a distribuire su Roma. Lo yogurt viene prodotto presso il caseificio di Casale di Martignano, da latte biologico del Casale Nibbi. Non contiene addensanti, conservanti, dolcificanti e coloranti.

Non soltanto consegne green a domicilio. La distribuzione dei prodotti avviene anche presso i mercati biologici e contadini della zona e grazie ai contatti con i Gruppi d’Acquisto Solidale locali. Il progetto si inserisce dunque in una rete economica e di distribuzione fino ad ora considerata "alternativa", ma che sta prendendo sempre più piede e potrebbe garantirne la fortuna anche negli anni a venire. Fare impresa evitando i circuiti della grande distribuzione organizzata è possibile.

E l’iniziativa sta ricevendo riconoscimenti importanti. La Cooperativa Burikamà si è classificata tra i finalisti del MoneyGram Award 2014, unico premio nazionale dedicato all’imprenditoria immigrata in Italia. Il premio è stato assegnato all’imprenditrice Christine Chua, che ha dato vita ad un’azienda attiva nella vendita di corpi illuminati, destinati in particolare alle navi da crociera. Nulla di green dunque, purtroppo (è stato premiato il fatturato stellare dell’attività). La speranza è che il progetto Barikamà possa presto ricevere dei premi proprio per l’innegabile impegno sociale e sostenibile dei propri fondatori.

Per Barikamà non possiamo parlare tanto di strategie di vendita studiate a tavolino, quanto di passaparola e di marketing non convenzionale. Una realtà che nasce dal basso continua a svilupparsi con lo stesso orientamento. Sul sito web dedicato al progetto troviamo un chiaro invito rivolto a tutti per la sua diffusione, ad esempio grazie a presentazioni con foto, racconti e assaggi dello yogurt. Negozi del biologico, gelaterie, bar, mercatini bio e famiglie sono i destinatari ideali.

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E per chiudere in bellezza, anche le confezioni degli yogurt si differenziano dalla massa, sono in vetro, riutilizzabili e riciclabili. Grazie all’aiuto di chi raccoglie e consegna barattoli di vetro alla Cooperativa, Barikamà risparmia sull’acquisto degli imballaggi. Visto il successo italiano, Suleman, in futuro, potrebbe tornare in Mali e avviare un’altra attività, per dare lavoro alla famiglia e alla popolazione locale.

Marta Albè

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