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scioperi fast foodGli scioperi per una migliore retribuzione vedono scendere in piazza i dipendenti di tutto il mondo, in differenti settori, in nome del rispetto dei diritti dei lavoratori. Anche gli addetti dei fast food Usa si sono uniti alle organizzazioni internazionali del lavoro, in più di 140 città, per inviare un messaggio forte e chiaro ai leader mondiali: rispettare gli standard salariali per tutti i lavoratori meno pagati del mondo.

In un’iniziativa senza precedenti, nata per fare pressione sulle aziende che pagano i loro dipendenti meno di quello che potrebbe essere considerato un salario, i lavoratori provenienti da 33 Paesi del mondo hanno dato vita ad un grande sciopero nella speranza di ottenere una retribuzione migliore.

In Nuova Zelanda i lavoratori si sono mobilitati presso la sede di McDonald’s di Auckland. Nelle Filippine uno sciopero si è trasformato in un flash mob per attirare l’attenzione sui diritti dei lavoratori. Negli Stati Uniti gli scioperi si sono concentrati soprattutto nelle catene di fast food che da tempo basano la propria fortuna sul salario minimo. Parliamo di McDonald’s, di Burger King e di altri ristoranti che hanno visto nascere proteste proprio di fronte alle loro porte. Un ristornate McDonald’s di St. Louis, per via dello sciopero, sarebbe stato costretto a chiudere.

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L’azione globale basata sullo sciopero è parte di uno sforzo per evidenziare la necessità di un cambiamento nello schema di retribuzione dei lavoratori dei fast food e di altre realtà che sottopagano i dipendenti. È solo l’inizio di una vera e propria campagna mondiale per cambiare le regole, secondo quanto dichiarato da Ron Osvald, segretario generale dell’UITA.

Le esigenze che accomunano i lavoratori a livello globale riguardano l’aumento dei salari, migliori condizioni di lavoro, occupazione stabile e a tempo pieno. Le città di Seattle e di St. Louis stanno valutando di aumentare il salario minimo.

In Italia gli scioperi e le proteste che hanno destato maggior clamore non hanno coinvolto i lavoratori dei fast food, ma i dipendenti di Electrolux, che sono scesi in campo venerdì 16 maggio per impedire la perdita di 1200 posti di lavoro presso le sedi nazionali dell'azienda. È stato raggiunto l'accordo con i sindacati: nessun licenziamento. In Italia Electrolux ha accettato di investire 250 milioni di euro nei propri impianti in cambio di agevolazioni fiscali per i quattro stablimenti italiani.

Non tutte le azioni di sciopero intraprese a livello internazionale hanno avuto successo. Continuano le agitazioni in Grecia, mentre a Ginevra non sono state approvate le richieste per l’aumento del salario minimo. E i dipendenti dei fast food Usa non hanno ancora raggiunto gli obiettivi sperati. Si prevedono dunque nuovi scioperi e agitazioni per la prossima estate.

Marta Albè

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