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scarpe sportive 0000Hanno scioperato in centinaia, forse migliaia, per protestare contro condizioni di lavoro precarie e per ottenere il pagamento di assicurazioni e previdenza sociale: è accaduto sabato scorso a Dongguan, nella provincia del Guangdong, nella Cina meridionale, dove gli operai della Yue Yuen, un gruppo che produce calzature per noti marchi internazionali, sono scesi in piazza per la seconda volta in meno di dieci giorni per rivendicare il rispetto di diritti essenziali.

Un primo sciopero era già stato indetto lo scorso 5 aprile, perché i vertici dello stabilimento di Dongguan avevano rifiutato il confronto con gli operai: dopo dieci giorni di mancate risposte da parte della Yue Yuen, accusata di aver disatteso tutte le promesse di regolarizzazione contrattuale fatte all'inizio della protesta, i lavoratori – in gran parte immigrati da altre province della Cina - hanno deciso di bissare lo sciopero.

L'azienda si è difesa parlando di un "equivoco" nato con gli operai riguardo alla previdenza sociale e alla differenza di trattamento contrattuale tra lavoratori locali ed immigrati e assicurando che il problema verrà presto risolto anche grazie alla mediazione delle autorità politiche locali.

La Yue Yuen Industrial Holdings, di proprietà Taiwanese, ha la propria sede ufficiale ad Hong Kong e stabilimenti industriali in diversi Paesi asiatici, oltre che in Messico e Stati Uniti. Con un valore di mercato di 5,4 miliardi di dollari, è il gruppo manifatturiero più grande al mondo nel settore delle calzature sportive e casual.

La fabbrica di Dongguan impiega oltre 60.000 dipendenti e rifornisce brand internazionali quali Nike, Crocs, Converse, Adidas, Reebok, Asics, New Balance, Puma e Timberland, che ora temono contraccolpi sia per al propria immagine che per la propria catena di produzione e distribuzione.

Lo stesso sito industriale era già stato teatro di una protesta nel novembre del 2011, quando migliaia di lavoratori (7.000 secondo alcune fonti, oltre 10.000 per altre) avevano bloccato gli accessi alla fabbrica. All'azione dimostrativa erano seguiti durissimi scontri con la polizia, nel corso dei quali numerosi manifestanti erano rimasti feriti. In quell'occasione, la rabbia degli operai era montata in seguito all'adozione di un nuovo e più restrittivo regolamento interno da parte dei vertici dell'azienda.