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marina silva brasile 0Da "candidata per caso" a potenziale vincitrice: è Marina Silva, ambientalista che da oltre trent'anni lotta per proteggere l'Amazzonia e le tribù che la abitano, e che da meno di un mese è la candidata del Partito Socialista brasiliano alle elezioni del prossimo ottobre. E i sondaggi più recenti la danno in vantaggio sulla Presidente in carica, Dilma Rousseff.

Una parabola che ha dell'incredibile, quella di Marina Silva. 56 anni e fervente evangelica, discende dai tre principali gruppi etnici brasiliani: tra i suoi antenati ci sono infatti indigeni, colonizzatori portoghesi e neri africani. E la sua pelle è scura: un'eccezione non da poco nel panorama politico brasiliano, da sempre dominato da bianchi.

Nata in un piccolo villaggio dello stato federale di Acre, in Amazzonia, da una famiglia di raccoglitori di caucciù, povera ma molto numerosa, vive in condizioni disagiate per tutta l'infanzia, sopravvivendo alla malaria e all'epatite.

Rimasta orfana a soli 16 anni, si trasferisce nella capitale dello Stato, Rio Branco, dove, ospite di suore cattoliche, impara a leggere e scrivere e riceve un'educazione che, successivamente, le permetterà di frequentare l'Università. Nel corso degli studi, si mantiene lavorando come domestica e donna delle pulizie, fino alla laurea in storia.

Divenuta insegnante, lotta contro lo sfruttamento indiscriminato della foresta amazzonica e a difesa delle popolazioni indigene insieme a Chico Mendes – assassinato nel 1988 proprio per il suo impegno ambientalista. Siamo negli anno Ottanta e Silva, già attiva nel sindacato, si iscrive al Partito dei Lavoratori, tra le cui fila verrà eletta senatrice nel 1994.

Negli anni il suo impegno ambientalista la rende famosa a livello sia nazionale che internazionale e nel 2003 il Presidente Lula, esponente dello stesso partito, la chiama a far parte del suo Governo come Ministro dell'Ambiente. Nel corso del proprio mandato, Marina Silva riesce a far approvare alcune misure concrete per rallentare la deforestazione in Amazzonia, che diminuisce del 59% tra il 2004 e il 2007.

Tuttavia, i continui dissapori con i colleghi di Governo (tra cui anche la sua rivale alle prossime presidenziali, Dilma Rousseff, all'epoca Ministro per le Miniere e l'Energia) e il ridursi progressivo del suo margine di azione, con l'impossibilità di far approvare misure concrete a favore dell'ambiente, la conducono nel 2008 a rassegnare le dimissioni. Lo strappo è tale da portarla a uscire, un anno dopo, anche dal Partito dei Lavoratori.

L'abbandono del partito in cui ha militato per oltre un ventennio non si traduce nell'abbandono della politica: nel 2010 Silva si candida alle elezioni presidenziali nelle fila del Partito dei Verdi e ottiene, del tutto inaspettatamente, il 19,33% dei consensi. E nella primavera del 2014 quando il socialista Eduardo Campos annuncia la sua candidatura alle presidenziali del prossimo mese di ottobre, designa proprio l'outsider Marina Silva come sua vice.

Ma è qui che giunge il colpo di scena, tragico e improvviso: lo scorso 13 agosto Campos perde la vita in un incidente aereo; al voto mancano appena due mesi e il Partito Socialista brasiliano, che è molto indietro nei sondaggi, decide di indicare la candidata alla vice-presidenza Marina Silva come nuovo candidato alle presidenza.

In poche settimane, Silva compie una sorta di miracolo: con una performance straordinaria nel corso del primo dibattito televisivo tra i candidati, guadagna il favore dei sondaggi, che nelle rilevazioni più recenti la danno al 33% al primo turno (contro il 39% della Presidente Rousseff) e al 46% al ballottaggio (con la sfidante Rousseff che si fermerebbe sotto il 40%).

La storia insegna come i sondaggi vadano presi con le molle, e tuttavia la corsa presidenziale di Marina Silva sta riscuotendo una grande attenzione mediatica, non solo in Brasile: molti la paragonano a Barack Obama, che stravinse le elezioni americane del 2008 dopo aver conquistato, da outsider, le primarie del Partito democratico.

Al di là di accostamenti forse un po' azzardati, se i Brasiliani sceglieranno davvero lei, il prossimo ottobre, avranno per la prima volta una Presidente nera e ambientalista: un passo avanti sia contro la discriminazione razziale che contro la deforestazione selvaggia.

Lisa Vagnozzi

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