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ceo manager 450Il toto nomine è iniziato da tempo, parliamo di quelle dei vertici di Enel, Eni e Finmeccanica. Il tempo vola e il governo dovrà presto annunciare i nomi dei prescelti. Per ora sappiamo solo che dovrebbero contare preparazione e cv, almeno secondo quanto dicono gli esponenti dell’esecutivo.

TEMPISTICHE – I media ricordano che mancano pochi giorni, bisogna che il governo tiri fuori le liste dei nuovi nominati prima dell’apertura dei mercati lunedì. Anche Terna e Poste saranno coinvolte, ma in una seconda fase; per ora i riflettori sono puntati su Enel, Eni e Finmeccanica.

I REQUISITI – Come a voler segnare uno strappo rispetto al pre-Renzi, i suoi ministri, con in testa il sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio, indicano come requisiti che orienteranno la scelta dei vertici delle società pubbliche la capacità e la qualità. Banale, eppure è il messaggio che deve passare agli italiani per convincerli che le scelte saranno ragionate.

SCARONI E CONTI VERSO L’EPILOGO – Paolo Scaroni e Fulvio Conti – rispettivamente ai vertici di Eni ed Enel - non dovrebbero essere più riconsiderati perché hanno accumulato più di 3 incarichi consecutivi. Questo è infatti uno dei requisiti che dovrebbe esser considerato come di maggior rilievo. ENI – Per Eni l’assemblea è fissata l’8 maggio, Scaroni è al timone da ormai più di 9 anni e ore si parla di Claudio Descalzi, Stefano Cao o Lorenzo Maugeri come successore. Andrà via anche il presidente Giuseppe Recchi (verso Telecom), al suo posto i nomi più quotati sono quelli di Lorenzo Bini Smaghi, Domenico Siniscalco e Claudio Costamagna.

TERNA E POSTE – Non dovrebbe essere riconfermato Flavio Cattaneo in Terna. Qui, come per i vertici delle Poste, vengono avanzati soprattutto nomi femminili (la questione delle quote rosa è cruciale per il governo) come Monica Mondardini e Bianca Maria Farina, quest’ultima attualmente al vertice di Poste Vita.

FINMECCANICA – In questo caso nessun cambiamento: confermato Gianni De Gennaro, mentre invece sarebbe rimosso dal suo ruolo l'ad Alessandro Pansa e potrebbe arrivare Giuseppe Giordo o Antonio Perfetti, già nella stessa società.

ENEL – Paolo Andrea Colombo dovrebbe essere confermato presidente, anche se alcune voci parlano di una sostituzione con il Ceo Fulvio Conti, che non sarebbe invece confermato, come abbiamo detto. Al suo posto si parla di Luigi Ferraris, attuale Cfo, Andrea Mangoni, Ceo di Sorgenia, Francesco Starace di Enel Green Power, il cui nome però circola anche per Terna, o Andrea Brentan, oggi Ceo della controllata Endesa.

E su Enel, la cui assemblea degli azionisti è prevista per il 22 maggio, si sono espressi nelle ultime ore anche gli ambientalisti, preoccupati sulle scelte energetiche del futuro. "Per il governo è un'occasione unica per cambiare passo sulle strategie di politica energetica nazionale. Come evidenziato dalla relazione tecnica del Senato, la gestione di Fulvio Conti è stata deludente: la società è oberata dai debiti e il ritorno per gli azionisti è inferiore alla media di settore. A preoccuparci maggiormente sono però le politiche energetiche di Enel: dopo il fallimento del piano nucleare si è puntato sul carbone e ora la società è costretta a sospendere la produzione per sovraccapacità in numerosi impianti, per un totale di 8.000 MW entro il 2016. Enel è ormai un gigante dai piedi d'argilla. Se non riconoscerà pienamente le opportunità offerte dalle rinnovabili e dalla produzione decentrata di energia è destinata a soccombere", hanno dichiarato Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia e Andrea Baranes, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica (Banca Etica).

CHI PENSERA’ ALLE RINNOVABILI? – Proprio questo si chiedono Onufrio e Baranes: "Con la produzione decentrata di energia grazie ai pannelli solari sui tetti, il mini-eolico, il mini-idroelettrico, siamo di fronte a qualcosa di mai visto, che ribalta completamente il modello energetico costruito negli ultimi secoli intorno alle fonti fossili, ai grandi impianti, agli oligopoli. È in atto una rivoluzione, che Enel, e il governo italiano che ne è l'azionista principale, finora ha osservato in disparte. Le nuove rinnovabili, solare e eolico, contribuiscono solo per il 3,14% al mix di produzione energetica di Enel a livello globale. La crescita dal 2011 al 2012 è stata inferiore all'1%. Il solare non è nemmeno indicato in bilancio. È ora di cambiare”. Per Greenpeace e Fondazione Banca Etica "è apprezzabile che Enel abbia puntato sulle rinnovabili nel nuovo piano industriale 2014-2018, ma è un investimento che riguarda soprattutto l'estero. In Italia gli investimenti nelle nuove fonti di energia rimangono al palo e il management ha sin qui perso l'opportunità per ristrutturare parte dell'azienda nella direzione della generazione distribuita, che è il futuro. La potenza installata di solare di Enel, ad esempio, è marginale sul totale italiano; è stata persa una grande occasione, se ne deve prendere atto".

Anna Tita Gallo

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