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immagineAddio agli asset di generazione elettrica a carbone e a gas in Italia. E.ON ha deciso di venderli al gruppo energetico ceco EPH, in cui ha identificato un acquirente, da tempo ricercato, per tutte le sue attività di produzione termoelettrica in Italia.

A pochi mesi di distanza dall'annuncio da parte di Enel della chiusura di 23 centrali, la società ceca, con sede a Praga e presente in diversi Paesi europei, si è pienamente impegnata per l'ulteriore sviluppo a lungo termine di questi asset. Le attività oggetto di vendita rappresentano una parte importante della produzione elettrica italiana: hanno una capacità di generazione complessiva pari a circa 4.500 megawatt.

Consistono di circa 600 megawatt della centrale a carbone in Sardegna (Fiume Santo), e di circa 3.900 megawatt di altre sei centrali a gas situate nella penisola e in Sicilia. La transazione è soggetta all'approvazione della Direzione Antitrust della Commissione Europea. Si prevede che l'operazione si possa concludere nel secondo trimestre del 2015.

Il CEO di E.ON Johannes Teyssen ha dichiarato:

"Le nostre attività di generazione da fonti convenzionali in Italia sono molto performanti e possono contare su una produzione diversificata e con un contenuto impatto ambientale. Si tratta di asset chiave per garantire la sicurezza energetica in Italia e sono convinto che il nuovo proprietario continuerà a investire nel sistema energetico del Paese. Vorrei cogliere l'opportunità per ringraziare tutti i dipendenti coinvolti in Italia per l'eccellente lavoro svolto come parte di E.ON. Lavoreremo strettamente con il nuovo proprietario, i nostri sindacati e i loro rappresentanti per determinare un percorso di successo per il futuro degli asset e dei nostri dipendenti. Continuiamo, inoltre, a valutare la possibile cessione delle nostre altre attività in Italia".

Cartina impianti E.ON

Il mese scorso E.On aveva rivelato la nascita di una nuova compagnia ad hoc dedicata a fonti come gas e carbone, con l'intenzione di separare attività legate alle energie tradizionali da quelle legate alle rinnovabili. Il 2016 sarà l'anno cruciale per il termine di tutte le azioni legate alla separazione in 2 rami e alla quotazione vera e propria in Borsa.

La società dirà addio agli asset spagnoli e portoghesi (le cessioni a Macquarie sono state di 2,5 mld), con svalutazioni per 4,5 mld concentrate su Europa del Sud e asset di generazione. Non solo l'Italia, quindi, sarà coinvolta da queste cessioni.

Tutto questo in un contesto che ha visto recentemente Terna ammettere che nel nostro Paese è lampante un eccesso di produzione e il 25% delle centrali andrebbe chiuso. Negli ultimi anni, infatti, il parco di generazione italiano ha cambiato radicalmente struttura con una quota di fonti rinnovabili che, in termini di potenza installata, al termine del 2013 ha superato il 37% del totale.

Daniel Křetínský, CEO di EPH e anche patron del club calcistico Sparta Praga, ha commentato:

"Siamo orgogliosi di avere l'opportunità di proseguire la tradizione di E.ON nella produzione elettrica da fonti convenzionali in Italia. La nostra strategia è a lungo termine e focalizzata sullo sviluppo. Confidiamo di collaborare per questo obiettivo insieme ai dipendenti, ai sindacati e agli altri stakeholder".

Roberta Ragni

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