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voucher buono lavoroCi si avvia ad una cancellazione dei voucher per le aziende, con un salto nel passato e una situazione in cui l’utilizzo è previsto per le famiglie e con il requisito dell’occasionalità che era stato cancellato. Ma il comparto agricolo rivendica i vantaggi di questo sistema di pagamento.

La proposta di testo unificato sarà presentata l’8 marzo in commissione Lavoro alla Camera, intanto nel corso di riunioni tecniche si rifiniranno i dettagli, considerando anche che si potrebbe riccorrere ad un decreto legge decreto legge del governo invece del decreto su cui lavora la Camera.

Ad annunciare il divieto di utilizzo dei voucher per le aziende era stato già il ministro Poletti, mentre i tecnici sono all’opera per confezionare una proposta che possa unire pareri diversi. Il comparto agricolo spera almeno in deroghe in casi come le raccolte stagionali.

Appena l’1,09% del totale dei voucher viene impiegato in agricoltura dove sono nati e rappresentano un valido contributo all’emersione del lavoro sommerso senza gli abusi che si sono verificati in altri settori anche perché nelle campagne i beneficiari possono essere soltanto pensionati e giovani studenti, tra l'altro impiegati esclusivamente in attività stagionali”, dicono dalla Coldiretti, chiedendo in relazione alle caratteristiche di stagionalità e tempestività del lavoro un mantenimento e una semplificazione del meccanismo.

“I voucher sono stati introdotti inizialmente sperimentalmente per la vendemmia nel 2008 hanno ora perso radicalmente la sua connotazione agricola a seguito della progressiva estensione degli ambiti oggettivi e soggettivi di utilizzo del lavoro accessorio. Del totale venduti, il 14,9% sono stati impiegati nel turismo, il 14% nel commercio, l’11,4% nei servizi, il 4,2% nel giardinaggio e pulizia, il 4,1% manifestazioni sportive e culturali mentre la maggioranza del 47,1% in altre attività sulla base dei dati dell'Osservatorio sul lavoro accessorio dell’INPS relativi ai primi sei mesi del 2016. L’agricoltura – concludono - è il settore che fa segnare il maggior aumento delle ore lavorate con un incremento record del 3,9% annuale che è piu’ del doppio di quello fatto registrare nei servizi (+1,6%) e il 50% in piu’ di quello dell’industria (+2,6%), sulla base dei dati Istat relativi al mercato del lavoro nel terzo trimestre del 2016 che conferma il trend positivo del settore primario che già nel secondo trimestre aveva fatto segnare un balzo del 5% mentre nel primo era stato addirittura del 5,8% in termini tendenziali”.

Pare che alla fine la soglia massima di reddito possa restare ferma a 7mila euro come previsto dal Jobs Act, che di fatto aveva fissato molti limiti, come il non utilizzo di voucher nel caso di appalti di opere e servizi, seguito poi da un decreto attuativo che nel 2016 obbligava alla tracciabilità dei voucher.

C’è poi il fattore referendum Cgil: non esiste una data certa su cui i cittadini sarebbero chiamati alle urne per esprimersi sulla soppressione totale dei voucher, ma il testo del governo deve essere coerente con quanto scritto sul testo del referendum.

Anna Tita Gallo

 

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