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airbnb 450Anche gli italiani che cercano soluzioni per affitti a breve termine conoscono bene Airbnb, ma l’azienda è da tempo sotto accusa.

Prima il procuratore di New York a caccia di irregolarità, ora il governo della Catalogna che infligge una multa da 30 mila euro. Non è certo un buon periodo. Ma per molti è il segnale è eloquente: semplice favore nei confronti degli hotel (che però pagano tasse salate per offrire un servizio simile) e "complotto" contro la sharing economy e il turismo collaborativo, quello di chi punta al risparmio e sceglie le strade.

LA MULTA DALLA CATALOGNA – Non sarebbero state rispettate le leggi in materia di affitti: per questo Airbnb (insieme ad altre 7 società) sono state individuate dal governo della Catalogna. Ed è scattata la multa di 30 mila euro. Secondo le norme locali (nate e riviste per regolare e controllare le attività di locazione), infatti, occorre che tutti gli immobili in affitto siano registrati presso un ente ad hoc e che i dati vengano passati al ministero del Turismo.

Non è poi consentito affittare stanze di appartamenti. Resta il fatto che, se Airbnb alla fine si trovasse a dover fronteggiare restrizioni imposte dai governi per favorire gli hotel, il suo business sarebbe messo in ginocchio. Senza contare che Barcellona è la terza città più cliccata dagli utenti. Dall’azienda intanto ricordano che le attività di Airbnb hanno generato 4 mila nuovi posti di lavoro in Catalogna e ricavi per 130 mln di euro.

LA SITUAZIONE A NEW YORK – Anche negli Usa l’azienda ha subito sorti poco favorevoli. Il procuratore di New York Eric Schneiderman ha indagato sulla legalità dei locatori che utilizzano i servizi del portale e ora si parla di accordo tra le parti. O meglio, l’azienda ora collabora e ha fornito dati anonimi sui locatori che affittano attraverso il portale stesso. Niente dati sensibili però.

L'Ufficio del Procuratore generale avrà un anno per valutare i dati anonimi e ricevere informazioni su singoli soggetti che potrebbero diventare oggetto di indagini più approfondite- Intanto, sono state eliminate oltre 2 mila inserzioni che di fatto erano sospette, ma riemerge il dubbio che tutte le indagini scattino per capire quanto la concorrenza di Airbnb danneggi gli hotel.

Di sicuro, nessuna tassa esiste sulla transazione tra la società e gli utenti. Ma il procuratore di New York ha puntato lo sguardo su una situazione particolare: gli utenti che possiedono più appartamenti, proprio quelli che Airbnb sta tendando di escludere e che potrebbero davvero approfittare del meccanismo del portale per non figurare come hotel e non versare le relative tasse pur avendo un numero elevato di alloggi e stanze da offire.

Anna Tita Gallo

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