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harvard divest movement 0Mentre prosegue a livello globale la campagna per il disinvestimento e analisti e consulenti avvertono sui rischi finanziari collegati agli investimenti nelle fossili, l'Università di Harvard va controcorrente, rafforzando la propria esposizione nei confronti di gas e petrolio.

Secondo Axa, gruppo assicurativo europeo che opera a livello globale, la rapida crescita della campagna di disinvestimento mette fortemente a rischio la reputazione delle aziende legate ai combustibili fossili.

Da un lato gli attivisti chiedono a gran voce la cessione degli investimenti in fossili per motivi etici e ambientali, dall'altro i Governi stanno assumendo degli impegni a livello internazionale per frenare il cambiamento climatico. Se si adopereranno per mantenerli, i migliaia di miliardi di dollari di carbone, petrolio e gas detenuti dagli investitori diventeranno di colpo inutili: infatti, solo un quarto delle riserve di combustibili fossili esistenti può essere effettivamente estratto e bruciato, se davvero si vuole tentare di contenere l'aumento della temperatura globale.

Il problema è meglio noto come carbon bubble: il rischio di investire nelle compagnie operanti nel campo dei combustibili fossili proprio nel momento in cui queste si trovano a dover adattare il proprio business alle esigenze della lotta ai cambiamenti climatici, lasciando i giacimenti nel sottosuolo.

L'avvertimento di Axa si potrebbe quindi riassumere in questo modo: investire nelle fossili non solo non è etico, ma comincia anche ad essere economicamente rischioso.

Non è un caso che circa 151 azionisti della BP, tra cui la Chiesa d'Inghilterra, abbiano richiesto ufficialmente alla società maggiori informazioni sui rischi finanziari connessi ai cambiamenti climatici.

In particolare, gli investitori, che insieme valgono più di 15 miliardi di sterline, chiedono che BP diffonda ogni anno dei report che contengano informazioni su cinque aree-chiave: gestione delle emissioni; resilienza rispetto agli scenari futuri delineati dall'Energy Agency; ricerca energetica a basse emissioni di carbonio e strategie di sviluppo e di investimento; indicatori strategici sulle performance; politica dell'azienda in materia di cambiamenti climatici.

La risoluzione presentata dagli investitori sarà votata il prossimo mese di aprile nel corso dell'assemblea generale annuale della BP. Nel frattempo, un portavoce della società ha affermato che la richiesta sarà considerata con attenzione e che riceverà una risposta adeguata prima dell'assemblea.

Il movimento di disinvestimento cresce e si rafforza a livello globale, dunque, interessando un numero crescente di organizzazioni, istituzioni e centri di ricerca. Basti ricordare l'appello che il corpo docente dell'Università di Stanford ha recentemente rivolto al Rettore dell'ateneo californiano, per chiedere la cessazione degli investimenti in aziende collegate a petrolio, carbone e gas, con l'obiettivo di preservare il futuro delle generazioni più giovani.

La mobilitazione contro le fossili ha coinvolto anche studenti e docenti di un'altra prestigiosa università americana, Harvard, che tuttavia, nonostante gli appelli in favore del disinvestimento, ha scelto di andare controcorrente, aumentando la sua partecipazione in società legate ai combustibili fossili.

Negli ultimi quattro mesi del 2014, infatti, l'ateneo ha incrementato gli investimenti in compagnie attive nel campo del gas e del petrolio da 11,8 milioni di dollari a 79,5 milioni di dollari.

Jim Recht , docente di psichiatria presso la Harvard Medical School e sostenitore della campagna di disinvestimento, non ha esitato a descrivere le azioni recentemente acquisite in gas e petrolio come "denaro sporco di sangue", accusando i vertici dell'ateneo di essere riluttanti nel rivedere le proprie politiche di investimento nonostante la crescente consapevolezza dei pericoli legati al cambiamento climatico.

"Questo è denaro insanguinato"- ha dichiarato - "È arricchirsi utilizzando uno strumento fondamentalmente illecito."

Lisa Vagnozzi

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