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fonti fossili 0001Il fondo pensioni pubblico norvegese (Government Pension Fund-Global) che, con i suoi 870 miliardi di dollari, è il più ricco fondo sovrano al mondo, non disinvestirà – almeno per il momento – dalle fonti fossili.

La decisione è stata presa da un Comitato di nomina governativa: secondo gli esperti chiamati a decidere, prima ancora di pensare al disinvestimento è necessario assumere un approccio proattivo nei confronti del cambiamento climatico, lavorando fianco a fianco delle aziende e delle multinazionali nelle quali si hanno interessi finanziari per ridurre le emissioni e spronarle a compiere scelte più sostenibili.

"Il cambiamento climatico è una cosa seria, e merita molto più che atti simbolici."- ha dichiarato in proposito Martin Skancke, direttore del Comitato – "Sarebbe vergognoso passare la mano su aziende nelle quali possiamo invece esercitare la nostra influenza di investitori."

La scorsa primavera il fondo pensioni pubblico norvegese - che possiede l'1,25% delle azioni esistenti al mondo e che, al momento, investe in olio e gas il 10-15% del proprio portfolio, avendo interessi in ben 147 delle 200 compagnie del settore - aveva annunciato di voler aumentare la propria esposizione nei confronti delle rinnovabili. Una scelta che, se da un lato era stata accolta con favore da numerose organizzazioni a tutela dell'ambiente, dall'altro aveva portato a richiedere al Governo di Oslo un impegno maggiore anche sul fronte del disinvestimento dalle fossili.

Andando controcorrente (negli ultimi mesi sono diverse le istituzioni che hanno scelto la via del disinvestimento), la Norvegia sceglie invece di continuare a investire in fonti fossili e di far valere la propria esposizione finanziaria nei confronti di petrolio, carbone e gas per pesare sulle scelte delle compagnie del settore e favorire una maggiore consapevolezza nella lotta ai cambiamenti climatici.

Una strategia analoga a quelle portata avanti dalla Chiesa di Inghilterra, che nel 2012 ha inaugurato una sorta di "campagna di pressione" sulle compagnie in cui investe (tra le quali i colossi del petrolio BP e Shell, le due società più inquinanti tra quelle quotate alla Borsa di Londra) per influenzarne le scelte in senso sostenibile.

"L'ultimo report diffuso dall'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), pubblicato quest'anno, afferma con chiarezza che il mondo sta andando incontro ad un cambiamento climatico pericoloso." – afferma in un comunicato stampa del gruppo di investimento che fa capo alla Chiesa d'Inghilterra – "È obbligatorio attuare, nelle prossime decadi, una transizione verso un'economia a basse emissioni. In quanto azionisti, abbiamo l'opportunità vitale di influenzare la strategia delle società in cui abbiamo investito."

Nonostante l'esempio di numerose Chiese e l'invito esplicito ad abbandonare le fossili indirizzatole dalla Diocesi di Oxford, il disinvestimento, almeno per ora, non sembra essere nei piani della Chiesa anglicana.

Lisa Vagnozzi

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