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fondi economia ruraleI fondi UE per la diversificazione dell'economia rurale non sarebbero stati utilizzati in maniera adeguata, a parere della Corte dei Conti Europea. Le misure economiche attuate non sarebbero servite a contribuire in modo efficace alla crescita dell'occupazione in agricoltura. Il tema è stato discusso ieri, a Bruxelles, nel corso di una conferenza stampa guidata da Jan Kinst, membro della Corte.

La Corte dei Conti Europea si è occupata di valutare se, ai fini di ottenere i finanziamenti, siano stati selezionati i progetti più efficaci ed efficienti. Ha inoltre preso in considerazione le attività di monitoraggio, per comprendere se siano stati forniti dati affidabili, completi e tempestivi in merito alle misure attuate.

L'utilizzo dei fondi UE sarebbe avvenuto in maniera vantaggiosa soltanto in pochissimi casi. Secondo gi auditor della Corte dei Conti, infatti, un rapporto costi-benefici ottimale sarebbe stato raggiunto soltanto in minima parte. Gli Stati membri, nella selezione dei progetti per la diversificazione dell'economia rurale, non avrebbero badato a valutarne l'idoneità. Avrebbe prevalso l'esigenza di spendere il denaro a disposizione entro i termini previsti, senza badare alle esigenze concrete.

La mancanza di una corretta valutazione avrebbe purtroppo condotto all'esclusione dei progetti migliori, nel momento in cui i fondi disponibili risultavano ormai scarsi. Il problema della gestione dei fondi europei riguarderebbe tutta l'UE, con particolare riferimento all'Italia. La situazione di cattivo utilizzo del denaro messo a disposizione, da parte degli Stati membri, ha condotto alla nascita di un Master per diventare esperti in finanziamenti e fondi europei e nella selezione dei progetti più meritevoli.

I progetti a favore della popolazione e delle imprese rurali hanno goduto di finanziamenti del valore di 5 miliardi di euro per il periodo compreso tra il 2007 e il 2013, a cui vanno ad aggiungersi altri 2 miliardi di euro messi a disposizione dai fondi nazionali degli Stati membri. I fondi avrebbero dovuto essere destinati, innanzitutto, alla creazione di nuovi posti di lavoro. I dati raccolti riguardo l'occupazione rurale hanno purtroppo evidenziato risultati modesti.

Secondo Jan Kinst:"Il fatto che gli Stati membri e le regioni controllati non abbiano specificato chiaramente la meta che intendono raggiungere denota una strategia guidata dalla domanda anziché da obiettivi. Sul piano pratico, ciò ha condotto a situazioni in cui quasi tutte le tipologie di progetti potevano rientrare negli obiettivi stabiliti".

I fondi UE, a parere degli auditor della Corte, avrebbero dovuto essere impiegati in maniera molto più efficiente. Sarebbero stati invece spesi in maniera inadeguata, non essendo stati indirizzati sistematicamente ai progetti che avrebbero avuto maggiori probabilità di raggiungere gli obiettivi di incremento dell'occupazione e di rilancio dell'economia.

La Corte raccomanda dunque agli Stati membri di stabilire obiettivi specifici e misurabili in relazione agli scopi prefissati. La Commissione dovrebbe approvare solo i progetti per lo sviluppo rurale che presentino strategie motivate ed esaurienti, con una chiara giustificazione dell'intervento, che mostri in che modo esso contribuirà agli obiettivi strategici intesi a creare condizioni di crescita e opportunità occupazionali.

Marta Albè

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