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importazioniLa Cina non viene nominata, ma il riferimento alla cosiddetta "guerra del fotovoltaico" è chiaro. Dopo la velata apertura di Pechino, nella proposta presentata dalla Commissione europea, che vuole modernizzare le regole UE per contrastare la concorrenza sleale delle importazioni oggetto di dumping e di sovvenzioni, non si menziona né il fotovoltaico, né la Cina, ma, con le parole d'ordine "trasparenza" e "previsione", sembra che l'ispirazione arrivi proprio da qui.

Nelle intenzioni dell'Ue, infatti, le nuove norme agevolerebbero tutte le parti interessate, inclusi produttori e importatori comunitari, rendendo gli strumenti antidumping e anti-sovvenzione più efficienti contro le pratiche sleali delle imprese straniere. Allo stesso tempo, però, almeno secondo l'Unione Europea, gli importatori potranno godere di una maggiore prevedibilità in termini di variazione delle tasse e dei loro obblighi, il che renderà i loro affari più semplice da pianificare. L'obiettivo dell'Europa, insomma, è quello di rendere l'intero sistema più trasparente e più semplice.

"Si tratta di un pacchetto equilibrato con reali miglioramenti per tutti i soggetti interessati nella difesa commerciale, che si tratti di produttori, importatori o utilizzatori. Vogliamo fare in modo che le imprese dell'UE siano in grado di fronteggiare meglio le pratiche commerciali sleali dell'estero, pur non influenzando negativamente i consumatori o le aziende che si basano sulle importazioni UE", ha detto il commissario Ue al Commercio Karel De Gucht.

NUOVE MISURE ANTIDUMPING. In base alla proposta legislativa, la Commissione intende migliorare la prevedibilità per le imprese, informandole circa le misure antidumping o anti-sovvenzioni provvisorie due settimane prima della loro entrata in vigore. Agli importatori, invece, verrebbe offerto un rimborso dei dazi riscossi se nel corso di un riesame del caso si concludesse che non era necessario mantenere le misure di difesa commerciale in atto dopo cinque anni. Ma, soprattutto, l'Ue vuole "scoraggiare altri partner commerciali dall'intraprendere determinate pratiche commerciali sleali imponendo dazi più elevati sulle importazioni da Paesi che utilizzano le sovvenzioni sleali e creano distorsioni strutturali del mercato delle materie prime", si legge in una nota.

ENTRATA IN VIGORE. La proposta legislativa, che dovrà essere approvata dal Consiglio e dal Parlamento europeo e non diventerà legge prima del 2014, rafforzerebbe anche la capacità dell'Europa di esaminare le questioni commerciali senza che siano, invece, le imprese a farsi avanti (proprio come successo nel caso del fotovoltaico). Le aziende, che vogliono consegnare i dati sensibili per provare che alcuni prodotti esteri sono venduti sottocosto in Europa, potranno, dal canto loro, avviare un'indagine commerciale di propria iniziativa, "ex officio", senza bisogno di un reclamo ufficiale da parte dell'industria interessata.

Roberta Ragni

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