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consumismo worldwatch 0Nel report del Worldwatch Institute di Washington State of the World 2013: Is Sustainability Still Possible?, realizzato lo scorso mese di aprile, numerosi autori discutono delle soluzioni da adottare per trasformare i nostri comportamenti e le nostre abitudini, abbandonando quella cultura dei consumi che sta progressivamente distruggendo il nostro Pianeta.

Tra i contributori dello studio, Erik Assadourian e Annie Leonard invitano ad una autentica rivoluzione culturale, che ci permetta di passare dal consumismo sfrenato degli ultimi decenni a una cultura della sostenibilità e della responsabilità.

Come nota Erik Assadourian, ricercatore e condirettore della pubblicazione, tutte le culture sono in costante evoluzione, tanto che una delle maggiori trasformazioni della storia recente è rappresentata proprio dal consumismo: una trasformazione a cui ha contribuito in modo determinante l'avvento della pubblicità e del marketing, che hanno determinato cambiamenti profondi nella società.

"Quando la prima generazione di operai riceveva degli aumenti salariali, decideva di lavorare qualche ora in meno, non di comprare più cose."- afferma in proposito Assadourian – "Col passare del tempo, però, le persone si sono abituate a prodotti nuovi, alcuni dei quali apportavano un effettivo miglioramento alla qualità della loro vita e molti dei quali, invece, avevano l'unico merito di essere presentati sotto la giusta luce da imprenditori scaltri e dalla nuova industria pubblicitaria. Così siamo giunti al punto in cui ci è difficile immaginare la nostra vita senza un abbondanza di cose."

Siamo, cioè, diventati consumatori. È possibile, oggi, compiere un passo in dietro? Secondo Assadourian, le grandi trasformazioni non possono dipendere esclusivamente da azioni e comportamenti individuali: è necessario in primo luogo un cambiamento politico, ad esempio tassando maggiormente le pratiche non sostenibili - emissioni di CO2, sacchetti di plastica, cibo spazzatura... – e facilitando una vita senza auto nelle nostre città, in modo da favorire l'uso mezzi di trasporto puliti, come le bici.

Tutte le comunità, dalla scuola fino alle aziende, passando per le organizzazioni religiose, dovrebbero promuovere uno stile di vita sostenibile, mentre i media e il mondo dell'intrattenimento, che hanno lo straordinario potere di modellare la nostra società, dovrebbero veicolare nei loro prodotti dei modelli di comportamento più "virtuosi".

Anche secondo Annie Leonard, coautrice del report, affinché vengano intraprese le azioni necessarie a determinare un autentico cambiamento culturale, non è sufficiente che la responsabilità del deterioramento del nostro Pianeta e la ricerca di soluzioni alternative ricadano sui singoli individui: bisogna ampliare la prospettiva, sottolineando e denunciando pubblicamente le responsabilità enormi della grande industria, delle multinazionali e della politica.

"La buona notizia"- afferma Leonard – "è che abbiamo tutti gli strumenti necessari a compiere una grande trasformazione nei prossimi anni. Abbiamo leggi e modelli politici. Abbiamo innovative tecnologie green che contribuiranno alla transizione. Abbiamo un'opinione pubblica informata e preoccupata: milioni e milioni di persone consapevoli dell'esistenza di un prioblema e desiderose di un futuro migliore. L'unica cosa che manca è un'ampia e diffusa azione civile."

Cosa si può fare, dunque? Secondo Leonard, basta seguire una strada già tracciata: implementare le nuove tecnologie, costruire infrastrutture sostenibili, creare nuove politiche, che rispondano a modelli culturali diversi da quelli consumistici, e chedere alle persone di impegnarsi e di lavorare insieme, sfruttando tutti i canali disponibili: organizzandosi, facendo lobby, agendo legalmente, boicottando e ricorrendo, se necessario, anche alla disobbedienza civile.

Lisa Vagnozzi

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