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economia circolare europaL’economia circolare, rispetto a quella lineare, teorizza che le risorse utilizzate per la produzione, così come il prodotto finito, invece che finire direttamente in discarica al termine del loro ciclo di vita siano immesse nuovamente nel ciclo stesso, diventando quindi risorse per altre attività o soggetti. Sono molte le aziende che, con il tempo, si impegnano a riciclare o ad utilizzare materiali frutto del riciclo altrui. Ma non per tutti è semplice.

IL CASO PATAGONIA - “Don’t buy this jacket” era l’invito lanciato da Patagonia qualche anno fa per far riflettere sull’importanza di utilizzare i prodotti finché è possibile.

Ma Patagonia ha anche invitato a restituire i prodotti all’azienda invece di buttarli via, in modo che possa riutilizzarli per produrne altri.

I JEANS RICICLATI LEVI’S – Anche Levi’s recentemente sta tentando di mettere il consumatore sulla buona strada. Negli Usa una campagna invitata a riconsegnare abiti e calzature usati per ricevere in cambio un buono sconto. Allo stesso tempo, l’azienda ottiene indietro tessuti riciclabili per oltre il 95%.

ROLLS ROYCE SUL TAMIGILa Rolls Royce rigenera motori realizzati per la navigazione e li rivende a compagnie come la Thames Clippers, che li sfrutta per i suoi taxi sul Tamigi, a Londra, donando quindi a quei motori una seconda vita.

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La vera domanda però, al di là dei tanti esempi positivi, è un’altra: i principi dell’economia circolare si possono applicare ai cosiddetti “CPG”? Stiamo parlando di quelli che tecnicamente vengono definiti “Consumer Packaged Goods” o “Fast Moving Consumer Goods”, vale a dire beni di largo consumo non durevoli e generalmente confezionati: alimentari, prodotti per l’igiene della casa o personale e così via. La risposta potrebbe essere No, visto che sono prodotti che si consumano, per definizione, immediatamente, quindi non ne rimane nulla dopo l’utilizzo. Ma ci sono almeno 5 valori aggiunti che possono fare la differenza.

1 - ZERO WASTE

Una delle strategie migliori è quella di prestare maggiore attenzione ai rifiuti prodotti in azienda. Uno degli esempi più gettonati è quello di Unilever: la multinazionale ha creato un Protocollo Zero Waste con l’obiettivo di ridurre in modo significativo, rispetto al 2008 ed entro il 2020, la quantità di materiali di scarto diretti ogni anno verso le discariche. A febbraio è stato annunciato il raggiungimento di un importante traguardo: zero rifiuti non pericolosi dirottati verso le discariche, del tutto eliminati da oltre 240 stabilimenti in 67 Paesi. 200 milioni di euro risparmiati.

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2 – TROVARE ACQUIRENTI PER I SOTTOPRODOTTI

In questo caso occorre lavorare sul fronte delle collaborazioni. La PepsiCo, ad esempio, si è resa conto che l’impatto ambientale più elevato di tutta la sua produzione risiede nei passaggi legati ai processi agricoli. Così è andata indietro lungo gli anelli della filiera per identificare le opportunità di riutilizzo degli scarti agricoli. Alcune sostanze provenienti da caseifici e allevamenti di suini sono utilizzate come fertilizzanti nei campi di patate, il che riduce il bisogno di sostanze artificiali e anche le emissioni. Non male, se consideriamo che il 40-50% della carbon footprint dei prodotti che contengono patate derivava proprio dall’impiego di fertilizzanti tradizionali.

3 – ATTENZIONE AL PACKAGING

Se i prodotti si consumano e non si possono riciclare, forse il loro packaging invece sì. Un esempio lampante è quello delle bottiglie in vetro e in questo caso non si può non citare quelle della Coca Cola. Ma si può invitare il consumatore a riconsegnare anche le bottiglie in Pet, perfette per essere riciclate e riutilizzate. Coca Cola però in questo caso si è opposta all’introduzione del sistema del vuoto a rendere in Australia, pensato perché il consumatore conferisse le bottiglie in plastica vuote e ricevesse una ricompensa.

4 – PIU’ COMPOST

I materiali organici e biologici utilizzati nei CPG e nel loro packaging possono essere riutilizzati. Purtroppo è complicato trovare impianti che permettano di farlo. Il primo passo potrebbe allora essere quello di costruirli, intanto alcune aziende hanno tentato altre strade. Ad esempio, la Frito-Lay in Turchia gestisce gli scarti della lavorazione di patate, mais e simili in un digestore anaerobico e produce biogas per soddisfare il 35% del fabbisogno energetico degli impianti stessi. Gli scarti finiscono sotto forma di compost nei frutteti.

5 – CONTARE SU PARTNERSHIP INUSUALI

La collaborazione creativa è alla base del successo in questo campo di aziende come la Starbucks Coffee Company, che ha stretto una partnership con un produttore giapponese di lenti a contatto. I fondi di caffè vengono ritirati e consegnati al produttore di lenti e si trasformano in nutrimento per il bestiame dopo essere trattati con un particolare meccanismo di fermentazione. A quel punto sono pronti per essere consegnati alle fattorie, dalle cui vacche Starbucks preleva poi gli ingredienti quotidiani.

Anna Tita Gallo

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