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latte contaminatoCaso Cospalat. Latte tossico, contaminato da sostanze tossiche e cancerogene è stato messo in commercio in tutta Italia, dal Friuli Venezia Giulia fino alla Campania. Si riapre dunque il capitolo delle contaminazioni alimentari nel nostro Paese. A trovarsi sotto accusa per la presenza di aflatossine nel latte, secondo quanto comunicato dalle associazioni ambientaliste, è la monocoltura del mais.

Le ipotesi sorte dall'inchiesta in corso riguardano le accuse di frode in commercio, di adulterazione di alimenti e di messa in vendita di derrate nocive. 26 in totale gli indagati, di cui 17 allevatori del consorzio Cospalat. Arrestato Renato Zampa, presidente del Consorzio, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e all'adulterazione di sostanze alimentari. Il latte contaminato veniva destinato alla produzione del formaggio Montasio DOP.

Il latte adulterato contiene sostanze tossiche e risulta in particolare contaminato oltre i limiti da alfatossine. AIAB e WWF, in una nota congiunta, ricollegano tale problema alla monocoltura del mais, alimento destinato a sfamare gli animali allevati per la produzione di latte.

"Gli attacchi alle piante da parte di varie muffe cancerogene, che poi vengono metabolizzate dalle vacche alimentate con il cereale contaminato - affermano WWF e AIAB Fvg -, sono infatti la conseguenza di pratiche che le associazioni ambientaliste e di produzione di alimenti biologici contestano da decenni, ed il caso evidenziato dai NAS non ci stupisce".

Secondo WWF e AIAB, le misure di contenimento delle fitopatologie devono riguardare l'intera filiera produttiva, dalla coltivazione alla raccolta, dal trasporto allo stoccaggio, con misure agronomiche e di gestione delle derrate. Va valutata attentamente anche l'opportunità di coltivazione del mais, specie notoriamente molto sensibile in fatto di esigenze idriche e termiche.

Quali sono le misure agronomiche da adottare? AIAB e WWF indicano rotazione delle colture, diversificazione delle specie coltivate, riduzione della concimazione azotata, anticipo della semina e incremento delle produzioni foraggere, a scapito dei cereali. Occorrono inoltre una raccolta tempestiva, stoccaggio dei cereali ad un grado di umidità ottimale e norme di controllo più stringenti. È importante che le istituzioni non cedano alle richieste di innalzamento dei limiti di contaminazione, come richiesto dai grandi proprietari terrieri.

Sul caso è intervenuta la Coldiretti, che richiede un'azione di tutela della salute dei consumatori e del Made in Italy alimentare contro chi mette a rischio l'immagine in Italia e nel mondo di uno dei nostri formaggi più tipici, costituito dal Montasio.

Nel 2012 sono state prodotte 944 mila forme dal peso compreso tra i 6 e gli 8 chili, ma il dato più significativo è quello relativo all'export, che vede la classe doganale del Montasio (comprendente anche Asiago, Caciocavallo e Ragusano) segnare un +2,04% nell'UE e un +15,14% a livello globale. Nel mercato statunitense il solo Montasio ha triplicato le vendite e il fatturato (+200%), raggiungendo circa 500 mila euro per 70 mila chilogrammi di prodotto. Un successo che – conclude la Coldiretti - va difeso da comportamenti irresponsabili che mettono a rischio le opportunità economiche e occupazionali di quasi 1400 allevatori.

Marta Albè

GreenBiz.it

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