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tonnoProsegue, nonostante i divieti e i sistemi di controllo attuati, la pesca eccessiva del tonno rosso, uno dei pesci più cari e redditizi al mondo, ma ormai sempre più vicino all'estinzione: l'allarme è stato lanciato dal Pew Environment Group che, nel suo ultimo rapporto, denuncia come nel 2010 sia stato immesso in commercio ben il 141% in più di tonno rosso rispetto alla quota autorizzata dalla Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell'Atlantico (Iccat), senza considerare l'ingente quantità venduta attraverso i canali del mercato nero.

Già due anni fa, si legge nel comunicato del gruppo, la quota di pescato superava del 31% quella ufficiale e proprio per contenere questa pratica selvaggia i membri dell'Iccat avevano stabilito dei limiti ancora più restrittivi per la pesca di questa specie e un sistema cartaceo di documentazione per monitorare le attività. L'ultimo studio del Pew dimostra però che queste misure non sono evidentemente state sufficienti: le quantità di tonno rosso messe in commercio tra il Mediterraneo e l'Oceano Atlantico orientale sono state infatti più di 490mila tonnellate, ben 100mila in più rispetto ai limiti stabiliti dall'Iccat, per una fetta di mercato che ha raggiunto i 2 miliardi di euro (2,7 miliardi dollari). Segno che il sistema di controllo è ormai obsoleto e facilmente aggirabile a fronte di un mercato che, anche grazie alla diffusione del sushi, presenta una domanda sempre più in espansione.

"La documentazione cartacea delle catture del tonno rosso è facilmente soggetta a frode e disinformazione", ha dichiarato Lee Crockett, del Pew Environment Group. “Un sistema elettronico fornirebbe informazioni più accurate che possono essere facilmente condivise e che permettono controlli incrociati immediati. Tale programma dovrebbe anche includere un codice a barre visibile per ogni tonno rosso, che potrebbe essere facilmente gestito e non comporterebbe dei costi proibitivi. Questo permetterebbe al pesce di essere rintracciato dal mare al piatto".

Il Pew esorta dunque l'Iccat a studiare nuove soluzioni per arginare concretamente il problema, soluzioni che potrebbero – e dovrebbero – essere discusse già nel prossimo incontro tra le due parti, previsto a novembre a Istanbul. Un'altra pratica da monitorare è poi quella della cattura dei tonni nel Mediterraneo, che spesso sono inseriti negli allevamenti dove vengono messi all’ingrasso per mesi (e alcune volte per anni) prima di essere immessi sul mercato globale. Un sistema di controllo elettronico permetterebbe di tracciare anche la quantità di pesce inserito nelle vasche di allevamento, in modo da non falsare i dati complessivi e monitorare correttamente un settore già messo a rischio dai cambiamenti climatici.

Eleonora Cresci

 

GreenBiz.it

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