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gallineallevamentoLegambiente e CIWF (Compassion In World Farming) Italiae si impegnano a realizzare diverse azioni con l’obiettivo di far sì che le richieste delle associazioni che hanno partecipato alla conferenza nazionale sul benessere animale - organizzata dal ministero della Salute a Roma all’inizio dell’estate - siano recepite e inserite nel Piano triennale per il Benessere Animale che il ministro Beatrice Lorenzin si è impegnato ad approvare entro il mese di dicembre. Ci sono alcune considerazioni alle spalle della firma del protocollo.

Innanzitutto, la zootecnia italiana è in larghissima parte intensiva: a fronte di una popolazione di poco più di 60 milioni di abitanti, alleviamo a scopo alimentare circa 800 milioni di animali ogni anno. Le vacche da latte sono circa 2 milioni; nel settore avicolo macelliamo più di mezzo miliardo di animali all’anno. Queste vacche sono in stragrande maggioranza a “pascolo zero” e soltanto per le galline ovaiole sono previste alternative al sistema delle gabbie.

Gli animali sono tenuti in pessime condizioni, al limite delle loro possibilità fisiologiche, spesso indeboliti da una selezione genetica che ne aumenta la produttività ma rende fragile il loro sistema immunitario. Per questo si ricorre ad un uso massiccio di antibiotici.

Agli animali allevati somministriamo il 71% degli antibiotici venduti in Italia, secondo i dati di un rapporto congiunto di ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control), EFSA (European Food Safety Authority) and EMA (European Medicines Agency). Una percentuale che piazza l’Italia al terzo posto in Europa per consumo di antibiotici destinati agli animali da allevamento, dopo Spagna e Cipro, e che supera di tre volte il consumo della Francia e di cinque quello del Regno Unito. Tutto ciò si riflette sulla salute umana.

Secondo dati raccolti da SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) muoiono ogni anno in Italia per antibiotico resistenza le 5.000 e le 7.000 persone.

Queste sono solo alcune delle considerazioni che hanno spinto Legambiente e CIWF (Compassion In World Farming) Italia a immaginare il protocollo triennale di collaborazione firmato oggi a Roma da Rossella Muroni, presidente di Legambiente e Philip Lymbery, ceo di CIWF International, alla presenza di Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia.

“La sfida dell'alimentazione umana incrocia in modo sempre più evidente i temi della sostenibilità e della sicurezza alimentare e sanitaria. In questo contesto, il benessere animale è una spia che più di altre rende visibile un modello economico insostenibile, che sta producendo enormi impatti ambientali, ingiustizie sociali, sofferenze infinite e rischi di nuove pandemie”, ha commentato la presidente di Legambiente Rossella Muroni.

“Di fronte al fatto che, purtroppo, non c'è ancora la volontà di attuare un cambiamento significativo, non solo da parte dell’industria, ma anche delle istituzioni, è importante unire le forze. In questo senso, avere un importante partner come Legambiente è fondamentale per dare il via a quel cambio di tendenza che è urgente, improrogabile e inderogabile”, ha aggiunto Annamaria Pisapia, direttrice CIWF Italia.

Legambiente e CIWF Italia si impegnano a realizzare diverse azioni:

- la promozione di un partenariato allargato affinché le richieste delle associazioni che hanno partecipato alla conferenza nazionale sul benessere animale organizzata dal ministero della Salute a Roma all’inizio dell’estate siano recepite e inserite nel Piano triennale per il Benessere Animale;

- la valorizzazione di buone pratiche di allevamento estensivo (all’aperto e/o biologico), rispondenti a criteri di benessere animale, allo scopo di evidenziarne gli impatti positivi ecologici, sanitari, nutrizionali, di benessere animale e legalità;

- percorsi educativi nelle scuole italiane di ogni ordine e grado;

- la costruzione di un report nazionale sull’allevamento intensivo in Italia, sulla falsariga del “Meat Atlas” pubblicato annualmente da Friends of the Earth Europe;

- la sensibilizzazione dei parlamentari italiani ed europei affinché adottino atti legislativi relativi, per esempio, alla definizione giuridica di allevamento intensivo o all’innalzamento dei parametri di benessere animale e di misurabilità della sostenibilità ambientale, sanitaria e sociale dell’allevamento industriale in Italia e in Europa.

Tutto questo in linea con il Trattato di Lisbona, che riconosce gli animali come esseri senzienti e che indica agli Stati membri di tenere pienamente conto delle loro esigenze in materia di benessere, e con la Fao, che riconosce il benessere animale (fisico e psicologico) come bene comune fondamentale per lo sviluppo sostenibile del settore zootecnico.

Anna Tita Gallo

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