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tonno in scatola walmart

Il tonno in scatola in vendita nei supermercati Walmart è insostenibile. Può danneggiare gli ecosistemi marini e violare i diritti dei lavoratori secondo le accuse degli attivisti di Greenpeace USA.

Lo scorso aprile Greenpeace ha lanciato una nuova campagna per fare pressione su Walmart, uno dei maggiori rivenditori di pesce del mondo. Greenpeace vorrebbe che Walmart eliminasse dalla propria catena di approvvigionamento il tonno pescato con tecniche distruttive e con il coinvolgimento di lavoratori sfruttati.

La campagna di Greenpeace si rivolge ai rivenditori e ai supermercati di Stati Uniti e Regno Unito per ripulire le proprie catene produttive dall’approvvigionamento di tonno insostenibile. La catena di supermercati britannica Waitrose ha da poco annunciato che cercherà di eliminare il tonno pescato in modo non sostenibile dai propri scaffali entro la fine del 2017.

Walmart e Waitrose acquistano gran parte del tonno da mettere in vendita nei supermercati da Thai Union, il più grande fornitore di tonno in scatola del mondo. Purtroppo Greenpeace ha evidenziato un problema molto grave per quanto riguarda la pesca del tonno di Thai Union. Infatti la società utilizza ancora i dispositivi FAD.

Greenpeace da tempo inserisce i FAD tra i metodi di pesca insostenibili. Si tratta di oggetti che attirano esemplari giovani di tonno ma anche specie minacciate come tartarughe marine, squali balena e altri pesci che regolarmente finiscono in queste reti in modo accidentale. Sempre secondo Greenpeace, una volta pescati, i tonni vengono congelati tutti insieme per conservarli a bordo dunque la loro identificazione diventa difficile. Purtroppo l’utilizzo dei FAD sta distruggendo l’ecosistema marino e riducendo sempre più la presenza di tonni.

Le critiche a Walmart non riguardano soltanto la pesca insostenibile ma anche lo sfruttamento dei lavoratori. Nel 2015 uno dei fornitori di Thai Union avrebbe costretto i migranti birmani, tra cui si trovavano anche dei bambini, a lavorare senza retribuzione in condizioni disumane, secondo un’indagine dell’Associated Press.

Ora Greenpeace si augura che sollecitare Walmart al cambiamento possa smuovere le abitudini sia dei fornitori di tonno che del settore della pesca e di altri supermercati poco attenti alla provenienza del pescato e alla pesca sostenibile.

Le politiche di Walmart sul tonno in scatola sarebbero ancora molto deboli e per questo motivo la catena di supermercati dovrà impegnarsi di più sia per tenere sotto controllo i metodi di pesca sia per evitare di acquistare tonno ricavato grazie allo sfruttamento dei lavoratori.

In effetti Walmart non ha negato che alcune parti della propria catena di fornitura si basino proprio sul lavoro forzato. La catena penserà davvero ad entrare in azione per salvaguardare gli oceani e i lavoratori più deboli?