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oceano pacifico obamaArriva dal presidente Obama una nuova proposta per estendere le aree protette nel Pacifico e per impedire che vengano sfruttate per pesca intensiva, esplorazione energetica e altre attività. La proposta potrebbe entrare in vigore entro la fine del 2014, dopo un periodo di osservazione, e potrebbe portare alla creazione della più grande riserva marina del mondo.

La superficie di oceano che ora risulta protetta raddoppierebbe. L’annuncio di Obama, giunto lo scorso martedì, è parte di una prospettiva più ampia sulle questioni marittime presentata da un’amministrazione che fino a questo momento avrebbe favorito altre priorità ambientali, con particolare riferimento ai cambiamenti climatici.

Obama potrebbe inoltre proporre alle agenzie federali di sviluppare un programma globale volto a combattere le frodi della pesca e il mercato nero del commercio ittico mondiale. Inoltre, l’amministrazione ha perfezionato la scorsa settimana un regolamento che permette la creazione di nuovi santuari marini al largo delle coste degli Stati Uniti e dei Grandi Laghi.

"Ho intenzione di usare la mia autorità per proteggere alcuni dei più preziosi paesaggi marini della nostra nazione" - ha dichiarato Obama - "Non possiamo permetterci di trascurare il degrado. Ecco perché gli Stati Uniti stanno conducendo una vera e propria lotta per proteggere i nostri oceani".

Scienziati e attivisti stanno facendo pressione sul presidente Usa affinché intervenga per la protezione delle regioni sottomarine incontaminate. In base alla nuova proposta, il Remote Islands Marine National Monument del Pacifico avrebbe un’estensione di quasi 87 mila chilometri quadrati e sarebbe adiacente a 7 isole e atolli controllati dagli Stati Uniti.

Non mancheranno molto probabilmente le proteste. Se nel nuovo santuario verrà vietata la pesca intensiva, sarà impossibile portare avanti alcune attività, come la cattura del tonno, che gli Stati Uniti portano avanti proprio in quest'area con una percentuale che raggiungerebbe il limite massimo del 3%.

Non è ancora dato sapere con certezza se per questioni politiche ed economiche il piano di Obama potrà essere modificato. L’amministrazione statunitense mira a porre fine al sovrasfruttamento dell’oceano causato dalla pesca e stabilisce un nuovo processo di pianificazione per le attività marittime.

Si tratterebbe di una vera e propria campagna per affrontare i problemi della pesca eccessiva e dell’inquinamento degli oceani, causato anche dalle attività di esplorazione energetica. Nonostante le opposizioni politiche, Obama ha deciso di non accantonare il problema.

Il piano di Obama ha ricevuto le critiche delle lobby della pesca e il favore delle associazioni che si battono per la difesa degli oceani. Monica Medina, principale vice sottosegretario del NOAA per gli oceani e l'atmosfera nel primo mandato di Obama, ha dichiarato che gli Stati Uniti "hanno trovato nuove strade per esercitare la propria influenza e guidare il cambiamento nella politica globale sugli oceani", tra cui un vero e proprio giro di vite sulla pesca illegale, facendo pressione per verifiche più rigorose.

Marta Albè

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