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sprechi alimentari ciboSprechi alimentari, è possibile intervenire per arginarli in maniera concreta? Cosa può fare la ristorazione e la Grande Distribuzione? Il grave problema del cibo che, ancora perfettamente commestibile, si trasforma in rifiuto riguarda prevalentemente il mondo occidentale. Ogni anno il 50% del cibo commestibile viene sprecato nelle case, nei ristoranti, nei supermercati e lungo la catena di approvvigionamento alimentare. In Italia e nel Regno Unito sorgono nuove proposte per giungere ad una soluzione.

Nella sola Italia, secondo una ricerca condotta da parte del Politecnico di Milano, sono 6 milioni le tonnellate di eccedenze alimentari generate per oltre il 55% della filiera agroalimentare e per la percentuale restante nell'ambito del consumo domestico. Il loro valore è pari ad oltre 12 miliardi di euro. Di esse, oltre il 55% risulta perfettamente recuperabile per l'alimentazione umana, ma unicamente il 6% viene effettivamente recuperato a fini solidali.

È giungo il momento di cambiare rotta. Un interessante passo in tal senso viene proposto da parte del progetto Pasto Buono, proposto da parte della fondazione d'impresa QUI Foundation. Nel solo 2012 esso ha promosso il recupero e la donazione di quasi 50 mila pasti. È stato calcolato che se tutti i 350 mila pubblici esercizi in Italia donassero il proprio cibo invenduto a fine giornata, sarebbe possibile recuperare e donare oltre 7 milioni di pasti ogni giorno. Ad occuparsi del ritiro del cibo invenduto sono i volontari già attivi a Genova e Roma, e presto anche a Palermo, Firenze e Milano.

Il ciclo di recupero delle eccedenze alimentari necessita di essere ottimizzato, in modo tale che esse possano trasformarsi in veri e propri pasti da donare ai bisognosi. La speranza è che l'Europa possa porre al centro dei propri obiettivi una semplificazione delle procedure necessarie al recupero delle eccedenze alimentari, in modo che esso possa avere luogo con maggiore facilità.

Tesco, una delle catene di supermercati e negozi di alimentari maggiormente diffusa nel Regno Unito, ha presentato i propri nuovi obiettivi per la riduzione degli sprechi. Tesco ha intenzione di monitorare e contrastare gli sprechi alimentari in tre aree chiave: nelle proprie operazioni, in agricoltura e nella propria filiera di fornitura, tra la propria clientela.

Secondo i calcoli dell'azienda, i maggiori sprechi provengono dalla propria catena operativa (32%), con un 16% proveniente soprattutto dall'agricoltura ed un restante 16% da attribuire alla clientela. Si trova in corso di sviluppo un nuovo sistema di misurazione che permetterò di calcolare i quantitativi di cibo sprecato in ogni ambito delle operazioni dell'azienda, in modo tale da poter verificare i progressi raggiunti nel corso del tempo. Tesco si pone come buon esempio per il monitoraggio degli sprechi alimentari non soltanto nel Regno Unito, ma nel mondo, con l'obiettivo di diffondere il proprio nuovo sistema operativo. L'azienda punta alla completa trasparenza ed alla conseguente riduzione degli sprechi di cibo all'interno ed all'esterno della nazione.

Marta Albè

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