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ben and jerry ogm gelatiLe campagne per l’etichettatura Ogm negli Stati Uniti stanno avendo effetto sulle aziende alimentari?

Ben & Jerry, il noto marchio di gelati che ha mosso i propri primi passi nel Vermont a partire dagli anni Ottanta e che fa parte della multinazionale Unilever, sembra deciso a cambiare rotta.

Il Vermont è il primo Stato degli Usa a richiedere l’etichettatura obbligatoria degli alimenti prodotti con il ricorso agli Ogm. Si tratta di un provvedimento che spaventa le aziende che temono di perdere la fiducia dei consumatori svelando la composizione ben poco naturale dei propri prodotti.

Una delle soluzioni per andare incontro ad una clientela sempre più attenta all’alimentazione e all'ambiente, consiste nella scelta di ingredienti non Ogm e provenienti dal commercio equo. Ben & Jerry ha reso nota la decisione di rinunciare a mais, soia e barbabietole da zucchero geneticamente modificate e avrebbe già rinnovato 14 delle proprie più popolari varietà di gelato.

Il passaggio ad ingredienti non Ogm sarebbe la risposta alle richieste dei consumatori ma anche un tassello della battaglia in corso in Vermont per identificare gli alimenti che contengono ingredienti geneticamente modificati. L’azienda ha infatti deciso di appoggiare la campagna per l’etichettatura degli Ogm e sta per cambiare il nome di uno dei propri gelati più famosi per raccogliere fondi per la causa Food Fight Fund.

Il gusto di gelato proposto da Ben & Jerry per il mese di luglio si chiamerà Food Fight! Fudge Brownie. Il co-fondatore dell'azienda, Jerry Greenfield, ha spiegato che “Il tutto fa parte di una questione molto semplice. I cittadini del Vermont vogliono avere il diritto di conoscere ciò che si trova nel loro cibo, anche quando vi sono aziende che non vorrebbero rivelarlo”.

L’azienda ha pianificato di sostituire ben 110 ingredienti, un quantitativo che fa riflettere sull’ampia diffusione degli Ogm negli Usa. Ed è davvero singolare pensare che gli Stati Uniti stiano agendo per regolamentare gli ingredienti Ogm - con aziende che iniziano ad abbandonarli - mentre in Italia e in Europa il dibattito per una loro possibile introduzione si fa sempre più acceso.

Modificare alcuni gusti di gelato potrebbe portare allo scontento di una fascia di consumatori, ma l’azienda ha dichiarato che la propria missione sociale in questo momento è più importante: fornire un prodotto davvero “pulito” e libero da ingredienti indesiderati.

Le azioni condotte da Ben & Jerry contro gli Ogm pongono l’azienda in conflitto con Unilever, la casa madre che insieme a Monsanto, Kraft Food e Grocery Manufacturers Association sta mettendo a dura prova l’introduzione dell’etichettatura Ogm negli Usa e in particolar modo nel Vermont.

A quanto pare, Ben & Jerry ha deciso di dare ascolto ai consumatori, in opposizione alla multinazionale a cui appartiene. Certo, se l’etichettatura Ogm venisse approvata, l’azienda rischierebbe di perdere la clientela più attenta alla salute e all’ambiente. L’effetto positivo dell’introduzione dell’etichettatura Ogm consisterebbe proprio nelle iniziative delle aziende per modificare i propri ingredienti abituali. Si tratta di una manovra che richiede una disponibilità economica che di certo a Ben & Jerry non manca.

Ora i consumatori richiedono che anche il latte utilizzato per la produzione dei gelati sia garantito come proveniente da allevamenti che non utilizzino mangimi Ogm. Per i cinque gusti di gelato da rinnovare, l’azienda si rivolgerà a nuovi fornitori. Un’impresa semplice negli Stati Uniti, dove sempre più agricoltori stanno abbracciando i metodi di coltivazione sostenibili che escludono pesticidi e sostanze tossiche. La nuova strategia di Ben & Jerry, dunque, potrebbe rivelarsi vincente.

Marta Albè

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