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riforma pacRiforma della Pac in dirittura d'arrivo. L'aula di Strasburgo si prepara ad approvare in novembre i testi legislativi e a gettare le basi necessarie per dare agli agricoltori riferimenti certi nei prossimi 7 anni. Lo ha confermato Enzo Lavarra, presidente Forum Agricoltura del PD, che ha inoltre ricordato l'approvazione di punti favorevoli per l'Italia all'interno della riforma.

Un passo importante sarà compiuto già domani, martedì 8 ottobre 2013. Alle ore 14, infatti, la Commissione Agricoltura svolgerà un'audizione informale per i rappresentanti della Federazione Italiana Movimenti Agricoli (Fima) sulla riforma della politica agricola comune, in cui si discuterà anche del grano duro italiano.

La Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo ha già approvato lunedì scorso, 30 settembre 2013, a larga maggioranza i quattro dossier sulla riforma della politica agricola comunitaria 2014-2020. Il Parlamento Europeo stesso è intervenuto a migliorare le proposte di regolamento, ma saranno gli Stati membri a svolgere un ruolo cruciale affinché la riforma possa rispettare gli obiettivi già fissati dalle istituzioni europee.

Con l'accordo raggiunto lo scorso 24 settembre è stata confermata la riduzione fino al 5% degli aiuti degli agricoltori sopra i 150 mila euro. I costi salariali potranno essere dedotti prima dell'applicazione della decurtazione. Gli Stati membri potranno trasferire fino a un massimo del 15% dell'ammontare destinato ai pagamenti diretti allo sviluppo rurale. Alle aree svantaggiate sarà destinato fino ad un massimo dell'85% degli aiuti. Il co-finanziamento comunitario potrà essere incrementato ai fini della cooperazione internazionale e per il sostegno alla creazione di start-up da parte dei giovani agricoltori, oltre che per le spese dedicate ai cambiamenti climatici e alla difesa dell'ambiente.

Inoltre, mitigare eventuali effetti indesiderati legati alla convergenza interna per settori specifici di alcune regioni, gli Stati membri potranno decidere di concedere una quantità limitata di pagamenti "accoppiati", ovvero legati alla produzione. Le risorse destinate a tale misura potranno essere al massimo uguali al 13% della dotazione nazionale dei pagamenti diretti con la possibilità di un ulteriore incremento.

La Pac condurrà ad un'agricoltura capace di produrre più cibo riducendo l'impatto ambientale? È la speranza di Confagricoltura. Grazie al progresso scientifico, l'agricoltura potrà garantire rese migliori occupando meno terreno e risultando più sostenibile. Per questo motivo, a parere di Confagricoltura, la Pac non dovrà dimenticare di sostenere la ricerca scientifica in agricoltura a livello europeo.

"L'occasione per rilanciare, con adeguate politiche di settore, la ricerca scientifica a livello europeo può venire sicuramente dalla nuova riforma della Pac – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura -. E vanno colte le opportunità del 'PEI' (Partenariato Europeo per l'Innovazione) per l'agricoltura. Alla scienza chiediamo risposte dirette a favorire l'auto-approvvigionamento, ad incrementare le rese ed a soddisfare i nuovi bisogni degli agricoltori e della collettività".

Meno entusiasta la Conferedazione Produttori Agricoli (Copagri) che ha accolto positivamente il raggiungimento dell'accordo, ma ritiene che l'impianto generale non risponda in alcun modo alle proprie aspettative. Le preoccupazioni riguardano soprattutto l'aspetto della riduzione dei pagamenti.

"Qualche preoccupazione – ha sottolineato Filippo Pecora, rappresentante della Copagri – emerge ad esempio in merito alla riduzione dei pagamenti ed alle problematiche legate alla convergenza sia interna che esterna. C'è la necessità che la PAC sia rivolta e finalizzata in favore di chi vive di agricoltura, ed in tal senso ben venga 'l'agricoltore attivo', e dell'incremento delle produzioni. Resta da seguire con attenzione l'evolversi delle norme applicative in Italia, che comunque devono tutelare anche chi produce beni sociali".

I tagli vengono interpretati da Copagri non come un miglioramento, bensì come una sconfitta. Dovranno essere dunque le realtà presenti sul territorio a volgere in positivo ciò che la riforma della politica agricola comune indicherà loro. La Pac propone agli Stati membri dei margini di manovra che dovranno quindi essere sfruttati per donare una direzione concreta al potenziale di sviluppo dell'agricoltura italiana.

Marta Albè

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