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mais ogm friuliIl Friuli dice sì agli Ogm. La messa in coltura di varietà di mais iscritte nel catalogo comune europeo è da considerarsi libera. Si tratta di quanto comunicato dalla Regione Friuli Venezia Giulia attraverso una missiva rivolta a Silvano Dalla Libera, agricoltore e vicepresidente di Futuragra, associazione che si batte a favore degli Ogm.

Le parole della Regione non stupiscono, poiché rispecchiano la realtà. Nelle ultime settimane infatti in Friuli la coltivazione di mais Ogm sarebbe proseguita nonostante il preciso divieto stabilito dalla legge italiana rispetto al mais Monsanto Mon810. Le semine dei mesi scorsi avrebbero interessato soprattutto la zona di Pordenone, dove, non a caso, si terrà una due giorni in difesa dell'ecologia e dell'ambiente.

A renderlo noto è Susanna Cenni, deputata del PD che nelle giornate di venerdì 4 e sabato 5 ottobre 2013 sarà proprio a Pordenone. È necessario, a suo parere, rilanciare la biodiversità e la qualità dei prodotti agricoli, che devono essere liberi da Ogm.

Cenni ricorda il divieto, che rende le azioni di semina di Ogm illegali nel nostro Paese: "In Italia abbiamo un decreto interministeriale che vieta la coltivazione del mais Ogm Mon810. Occorre che quel decreto produca conseguenze ove la legge e il buon senso sono stati violati. Per questo abbiamo chiesto al Governo un aggiornamento sugli atti che riguardano i campi coltivati con mais Mon810, un monitoraggio sui campi limitrofi, e abbiamo sollecitato un ruolo forte del nostro Governo in sede europea per consentire strumenti normativi certi per quegli Stati membri che scelgono il divieto di coltivazione degli Ogm, anche per motivi diversi da quelli legati alla valutazione degli effetti negativi per la salute e per l'ambiente".

Domani a Pordenone si riuniranno d'urgenza la Task Force italiana contro gli Ogm, le associazioni, i sindacati e gli enti che si battono per un'agricoltura libera da organismi geneticamente modificati. Aiab, Legambiente e WWF chiedono alla Regione Friuli un chiaro commento sulla questione delle semine illegali e sulle comunicazioni inviate al vicepresidente di Futuragra.

Le associazioni si sono rivolte alla Presidente di Regione Debora Serracchiani che avrebbe espresso l'impossibilità giuridica di bloccare le coltivazioni di mais Ogm già in atto, dichiarandosi comunque contraria a consentire nuove semine in futuro. Le associazioni ambientaliste e i produttori biologici hanno ribadito che le iniziative di Futuragra non sono espressioni di disobbedienza civile o affermazioni di libertà, bensì azioni che vogliono dimostrare come in Italia sia facile aggirare le leggi vigenti ed infrangerle impunemente, contando sul precedente vuoto normativo.

Anche Graziano Azzalin, vicepresidente della Commissione Agricoltura del consiglio regionale del Veneto ha dato il proprio sostengo per l'azione fissata per venerdì 4 ottobre: "La semina di mais Ogm aggirando i divieti è un fatto grave di per sé, ma ancora di più lo è in quanto un simile gesto si inserisce in un tentativo forzoso di introduzione delle colture geneticamente modificate da parte di alcuni agricoltori che va avanti da tempo, esponendo a rischi non solo le coltivazioni vicine, ma l'intero territorio del Nordest. La questione inevitabilmente, infatti, non riguarda solo un'area delimitata, perché la natura non conosce i confini regionali ed appare dunque irresponsabile l'azione di chi compie simili gesti in barba ai principi della tutela della biodiversità, della tracciabilità delle filiere, di agricoltura biologica, ma anche di competitività sui mercati e di sperimentazione".

Le associazioni che si riuniranno a Pordenone accanto alla Task Force contraria agli Ogm ribadiscono la propria preoccupazione per alcune affermazioni recenti, attribuite alla Regione Friuli e divulgate dai media, secondo cui "la messa in coltura di varietà di mais OGM autorizzate e iscritte al catalogo comune non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione" e in base a cui la normativa "consente l'impiego di prodotti geneticamente modificati". A preoccupare maggiormente è il rischio contaminazioni. È dunque necessario fare chiarezza e attendere le indicazioni che giungeranno nei prossimi giorni.

Marta Albè

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