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olio di palma deforestazione indonesiaIn Indonesia le foreste proseguono a bruciare per fare spazio alla coltivazione di palme da olio. Le industrie del settore hanno dato vita ad una commissione di auto-regolamentazione a favore di una produzione di olio di palma più sostenibile. Alcuni membri della stessa sarebbero però coinvolti nei più recenti episodi correlati agli incendi.

A fine giugno la commissione, denominata Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), aveva richiesto a cinque aziende produttrici di olio di palma (Jatim Jaya Perkasa, Tabung Haji Plantations, Kuala Lumpur Kepong, Golden Agri Resources e Sime Darby) di fornire mappe digitali delle aree che avevano in concessione, per verificare la loro corrispondenza con le immagini registrate dai satelliti, grazie a cui erano stati individuati i punti in cui gli incendi erano divampati.

Sime Darby, Kuala Lumpur Kepong e Golden Agri Resources hanno risposto alle richieste in breve tempo. Tabung Haji Plantations avrebbe risposto in leggero ritardo, mentre pare che Jatim Jaya Perkasa non abbia comunicato in maniera corretta le informazioni richieste da RSPO e che abbia inviato delle mappe in un formato inutilizzabile, per di più con un ritardo inaccettabile, secondo quanto riportato da The Guardian.

Greenpeace ha comunicato che le informazioni raccolte mostravano quasi 100 punti incendiari sui terreni di proprietà di Jatim Jaya Perkasa ed oltre 20 per quanto riguarda Sime Darby, che si è giustificata affermando che gli incendi in questione non sarebbero stati appiccati dal proprio staff ma dai coltivatori locali. Greenpeace ha fatto notare come Jatim Jaya Perkasa abbia inviato con ampio ritardo le mappe richieste ed ha sollevato questioni di trasparenza per quanto concerne l'operato di RSPO. La commissione, a propria volta, ha richiesto una maggiore collaborazione da parte delle aziende, al fine di adottare misure di prevenzione degli incendi all'interno delle aree di terreno loro concesse.

Secondo Bustar Maitar, che si occupa, per Greenpeace, della campagna per la salvaguardia delle foreste indonesiane, RSPO non avrebbe in ogni caso agito con la dovuta trasparenza, permettendo la consegna in ritardo della documentazione e cancellando alcune dichiarazioni dal proprio sito web. Secondo Greenpeace, i limiti stabiliti per le aziende in merito ad una produzione sostenibile di olio di palma andrebbero riscritti e resi più vincolanti.

La questione della distruzione delle foreste per la produzione di olio di palma resta molto delicata. Secondo il WWF, la sola Australia importa ogni anno 130 mila tonnellate di olio di palma. Questo ingrediente viene utilizzato per il 50% dei prodotti presenti tra gli scaffali dei supermercati, ma non sempre la sua presenza in etichetta viene indicata chiaramente. Anche in Italia, la semplice dicitura "oli vegetali" può nascondere in realtà olio di palma. Accanto ad un'azione di salvaguardia delle foreste, sarebbe necessaria una maggiore tutela dei consumatori che con i loro acquisto non desiderano sostenerne la deforestazione.

Marta Albè

GreenBiz.it

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