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Sono i piccoli coltivatori, non le multinazionali come Monsanto, a garantire la sicurezza alimentare mondiale. Lo sostiene Vandana Shiva nell’ultimo articolo pubblicato sul suo blog in occasione della Giornata mondiale della biodiversità.

Mentre i piccoli coltivatori difendono la biodiversità, i semi rari ed antichi, le multinazionali la distruggono, tra pesticidi e monocoltura. Secondo Vandana Shiva la biodiversità e le attività dei piccoli agricoltori sono un patrimonio da difendere dall’avanzata delle multinazionali.

In India i coltivatori locali considerano l’agricoltura un atto importante per la difesa della terra e della varietà alimentari che mette a nostra disposizione. Negli ultimi decenni Vandana Shiva si è impegnata personalmente per la creazione di leggi nazionali e internazionali sulla difesa della biodiversità lavorando a stretto contatto anche con il Governo indiano.

L’ONU ha adottato la Convenzione sulla diversità biologica (CDB) nel 1992 per tutelare le conoscenze tradizionali delle comunità locali e la bio-sicurezza dal punto di vista alimentare. Vandana Shiva difende da sempre il diritto dei contadini di conservare, utilizzare, riseminare, scambiare e condividere le sementi e la produzione agricola, comprese le sementi antiche e protette.

A suo parere i brevetti sui semi stabiliti da multinazionali come Monsanto sono ingiusti e ingiustificabili dato che i semi non sono una proprietà intellettuale da brevettare ma sono un patrimonio naturale da proteggere e da condividere.

Vandana Shiva sottolinea che i semi sono un bene comune ma che nello stesso tempo sono diventati una merce per le aziende private. In tutto il mondo però stanno nascendo delle comunità agricole di custodi di semi che dedicano la loro vita a coltivarli e a difendere la biodiversità.

Le monocolture e le sementi OGM uccidono la biodiversità. In India si coltivavano 1500 tipi diversi di cotone mentre ora quasi tutto il cotone nei campi è Ogm di Monsanto che ne riscuote i diritti d’autore: ben 9,5 milioni di ettari su 11 milioni di coltivazioni del cotone in India sono occupate dalla varietà geneticamente modificata da questa multinazionale.

Secondo Vandana Shiva gli agricoltori indiani sono praticamente obbligati a passare al cotone Ogm per poter continuare a lavorare ma ora il Governo è intervenuto per regolare il monopolio della Monsanto e l’India stessa sta riscoprendo varietà di cotone autoctone resistenti. Le multinazionali stanno distruggendo la biodiversità e spingendo i contadini al suicidio.

Restiamo in attesa del prossimo 16 ottobre, Giornata internazionale dell’alimentazione, per comprendere se il con l’accusa di crimini contro l’ambiente e l’umanità che si svolgerà all’Aja, porterà i propri frutti.

Marta Albè

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