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Le coltivazioni di Ogm nel mondo stanno diminuendo. Per la prima volta l’ISAAA registra una riduzione delle coltivazioni di Ogm da vent’anni a questa parte. Infatti dal 1996 fino al 2015 la scalata dell’agricoltura transgenica aveva registrato una crescita continua.

I dati parlano chiaro: le coltivazioni di Ogm nel mondo sono passate dai 181 milioni di ettari del 2014 ai 179 milioni del 2015, con una riduzione di circa l’1%. Secondo l’ISAAA il calo è dovuto alla crescente opposizione dei consumatori, che scelgono sempre di più il biologico, e alle legislazioni di alcuni Paesi che, come l’Europa, ostacolano gli Ogm.

Il mondo sta cambiando. Nei Paesi in via di sviluppo, dove da due decenni le multinazionali biotech hanno puntato gran parte della propria fortuna, gli agricoltori hanno iniziato a ribellarsi al sistema. Succede in Cile, in Argentina, in Brasile, nello Sri Lanka, in Nigeria e altrove nel mondo.

I coltivatori si sono resi conto dell’impatto ambientale delle coltivazioni transgeniche, che vedono un largo impiego del glifosato, un potente diserbante già classificato ufficialmente come sostanza dannosa per gli animali e come probabile agente cancerogeno per l’uomo.

Inoltre gli agricoltori si ritrovano schiacciati dal peso dei brevetti delle multinazionali Ogm e ora preferiscono impegnarsi per salvare le coltivazioni originarie dei luoghi in cui vivono da sempre, piuttosto che piegarsi alle logiche di chi vuole uniformare l’agricoltura basandosi sulle coltivazioni transgeniche.

Sono forse queste alcune delle motivazioni più forti per cui la coltivazione di Ogm si trova per la prima volta di fronte ad una battuta d’arresto. Dobbiamo poi ricordare che le legislazioni stesse degli Stati non stanno favorendo le multinazionali biotech.

La maggior parte dei Paesi UE, ad esempio, è contraria agli Ogm. L’unica varietà geneticamente modificata ammessa in Europa è il mais che viene coltivato solo in Spagna e Portogallo e in minima parte anche in Romania, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca.

L’ISAAA fa comunque notare che, nonostante il calo, le multinazionali biotech proseguono le proprie ricerche nel campo degli Ogm e ci sarebbero almeno 85 nuovi prodotti pensati per essere immessi sul mercato. Prodotti che però non arriveranno in Europa se gli Stati non concederanno le autorizzazioni necessarie.

Il calo delle coltivazioni Ogm ci permette di comprendere che l’opposizione da parte di Governi, consumatori e cittadini può fare la differenza rispetto alle scelte delle multinazionali. In Europa, ad esempio, la coltivazione di mais Ogm è considerata così marginale rispetto a ciò che avviene nel resto del mondo che potremmo benissimo farne a meno.

Consulta qui gli ultimi dati dell’ISAAA sugli Ogm.

Marta Albè

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