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L’Italia è completamente invasa dall’olio d’oliva tunisino. È il momento di applicare la legge salva Made In Italy. Coldiretti lancia un nuovo allarme e invita il Governo a proteggere l’olio d'oliva italiano e la sua alta qualità.

La quantità di olio d’oliva tunisino in circolazione in Italia sarebbe aumentata di otto volte rispetto allo scorso anno. La situazione rischia di peggiorare ulteriormente dopo il via libera annunciato dalla Commissione Europea all’aumento del contingente di importazione agevolato di olio d’oliva dalla Tunisia verso l’Unione Europea fino al 2017, aggiungendo ben 35 mila tonnellate all'anno alle attuali circa 57 mila tonnellate senza dazio già previste dall'accordo di associazione Ue-Tunisia.

Il pericolo principale riguarda l’aumento delle frodi a causa della mancanza di trasparenza, nonostante sia obbligatorio indicare per legge l’origine in etichetta dal 1° luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009.

Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è però quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva, secondo quanto comunicato dalla Coldiretti.

Le aziende dovrebbero dunque adeguarsi alla normativa, innanzitutto per un maggior rispetto dei consumatori oltre che per arginare il problema delle frodi. Anche i ristoranti dovrebbero adeguarsi alle norme della Legge salva olio del 2013 ed evitare che sulle tavole compaiano oliere con oli di provenienza mista.

Inoltre, durante la Giornata nazionale dell’extravergine italiano Coldiretti ha presentato un’analisi dalla quale si evidenzia il rischio di effetti negativi per la salute per la scomparsa dalle tavole di uno dei prodotti base della dieta mediterranea, riconosciuto unanimemente come elisir di lunga vita.

I recenti scandali sulle truffe dell’olio hanno aumentato la diffidenza come pure la diffusione di prodotti di importazione di bassa qualità che disorientano i consumatori.

Quest’anno, i 250 milioni di ulivi diffusi su tutta la penisola hanno garantito una produzione da record dal punto di vista qualitativo, grazie ad una stagione caratterizzata da condizioni climatiche prevalentemente favorevoli.

L’Italia vanta una produzione di olio d’oliva di alta qualità che però fatica a tutelare. Le truffe stanno mettendo a rischio uno dei settori che dovrebbe trainare la nostra economia.

Conunque, non tutto è perduto. Se gli italiani sono diffidenti verso l’acquisto dell’olio extravergine d’oliva, l’estero premia il nostro Paese e le esportazioni sono sempre molto buone. Infatti il fatturato dell’olio d’oliva sale al valore record di 3 miliardi di euro realizzati per oltre la metà grazie alle esportazioni.

L’aumento costante del consumo di olio di oliva che nel mondo ha fatto un balzo del 50 per cento negli ultimi 20 anni apre grandi opportunità che il Made in Italy deve saper cogliere, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel precisare che “per farlo deve puntare sull’identità, sulla legalità e sulla trasparenza per recuperare credibilità anche all’estero”.

L’accordo ha validità triennale a partire dalla campagna di commercializzazione 2015-2016 e sancisce l’impegno dei produttori a garantire specifiche qualità organolettiche del prodotto, tracciato, in linea con i parametri comunitari certificati da laboratori accreditati.

Dunque si inizia un percorso per valorizzare concretamente il prodotto italiano di qualità verso i principali mercati di destinazione europei ed extraeuropei facendo leva sul piano olivicolo nazionale che destina risorse interessanti al settore per incrementare la produzione nazionale; sostenere attività di ricerca; stimolare il recupero varietale e la distintività e sostenere ed incentivare strumenti di aggregazione dell’offerta.

In aiuto ai produttori impegnati nella lotta alla contraffazione arriva l’innovazione tecnologica come quella realizzata dal gruppo di ricerca del laboratorio di Chimica Generale ed Inorganica del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dell’Università del Salento, che si occupa di caratterizzazione di oli extravergine di oliva mediante tecniche avanzate di indagine.

Utilizzando sia la cultivar che la provenienza geografica come discriminante, è stato possibile – come ha spiegato la Coldiretti - ottenere buoni risultati sia per oli caratterizzati fenotipicamente che per oli prodotti con l’utilizzo di micromolitore e corredati da un accurato esame del genotipo.

Marta Albè

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