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pesticidi te indiaTracce di DDT nelle foglie di tè in India. Greenpeace ha lanciato l’allarme nel proprio ultimo rapporto dedicato ai residui di pesticidi nella produzione di tè. La pubblicazione di “Trouble Brewing. Pesticide residues in tea samples from India” ha portato alla reazione immediata di alcune delle aziende coinvolte.

L’industria del tè in India vale 2 miliardi di dollari. L’India è il quarto produttore mondiale di tè. L’80% dei prodotti coltivati sul territorio è destinato al mercato nazionale. Greenpeace ha individuato tracce di pesticidi nel tè dei marchi più noti, compreso il DDT, insetticida messo al bando da tempo.

India Tea Board ha trasmesso in breve tempo una dichiarazione secondo cui tutti i campioni analizzati rispettavano i limiti di sicurezza imposti a livello nazionale per i pesticidi. Con altrettanta velocità Crop Care Federation, che supporta l’industria agrochimica indiana, ha chiesto a Greenpeace di fare un passo indietro e ha accusato l’associazione ambientalista di aver inventato i dati.

Secondo Crop Care Federation il rapporto di Greenpeace è ascientifico e redatto con l’intento di danneggiare l’economia indiana. Greenpeace ora si trova in dialogo con le aziende coinvolte per risolvere la situazione. L’associazione ha condiviso le informazioni raccolte con le aziende, in modo da aprire un dialogo sulla riduzione dell’impiego di pesticidi e sulla gestione delle coltivazioni.

L’associazione ha già ricevuto promesse di impegno da parte di Unilever e Gimar, che hanno compiuto i primi passi per intervenire nell’eliminazione dei pesticidi. Greenpeace sta contattando le aziende una alla volta per discutere del problema e l’approccio sembra funzionare.

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La crescita dell’impiego di pesticidi nelle piantagioni di tè indiane è data dalla necessità di aumentare la produzione per competere con le piantagioni di Cina, Kenya e Sri Lanka. Ciò ha portato Tea Board e Greenpeace a dover esaminare più da vicino le pratiche di gestione dei pesticidi.

Si tratta di una vera e propria spinta verso un modello di coltivazione più sostenibile. L’agricoltura industriale attuale, in India e non solo, include fertilizzanti e pesticidi di sintesi e sementi Ogm. Saranno le aziende coinvolte a decidere se rendere noti i propri dati sui residui di pesticidi nel tè a terze parti.

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Il rapporto di Greenpeace si propone come un richiamo urgente all’industria del tè affinché si muova verso un approccio ecologico. Nel proprio rapporto l’associazione ha incluso alcuni pesticidi non approvati, segno che gli attuali regolamenti non funzionano e i prodotti agrochimici messi al bando vengono comunque utilizzati da alcuni agricoltori. Il nuovo progetto del Governo indiano a favore dell'agricoltura biologica riuscirà a rivoluzionare anche le piantagioni di tè?

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Scarica qui il rapporto di Greenpeace “Trouble Brewing”.

Marta Albè

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