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open source seed initiativeSalvare i semi dai brevetti, facilitare il lavoro degli agricoltori e garantirne la libertà dal giogo delle multinazionali. Ecco l’obiettivo principale di Open Source Seed Initiative, un progetto della Oregon State University condotto dall’esperto di genetica Jim Myers.

È la prova che per supportare l’agricoltura statunitense - e non solo - esistono strade diverse dal ricorso agli Ogm.

Open Source Seed Initiative (OSSI) mira a trovare il modo di creare semi non brevettabili. L’idea proposta da Myers parte proprio dall’impegno degli agricoltori. Se un agricoltore dichiara che i propri semi di una determinata varietà di ortaggi sono open source, le aziende non potranno utilizzarli per la creazione di sementi brevettate.

Le confezioni delle sementi open source sono già pronte e chiedono a chi li utilizzerà per la coltivazione di fare una promessa, cioè di garantire che il loro impiego presente e futuro sarà sempre libero da brevetti e da restrizioni che derivino da licenze o da altri mezzi e imposizioni. In caso di trasferimento dei semi, si dovrà garantire la dichiarazione della loro origine e il proseguimento del loro utilizzo in totale libertà.

Il problema è che, diversamente da ciò che accade per i software, per quanto riguarda i semi non è possibile applicare un contratto open source. Dunque in questo momento le garanzie risiedono nella buona fede degli agricoltori. Ma perché il movimento per la libertà dei semi possa ottenere la possibilità di creare una raccolta aperta a tutti delle sementi open source, è necessario che i legislatori intervengano per modificare le regole vigenti.

Nel frattempo i semi open source si stanno comunque diffondendo negli Usa. Dalle carote, al farro, alla quinoa, fino alla lattuga e alla calendula. I semi sono già in vendita sul sito web di Open Source Seed Initiative, con un unica specifica: non dovranno mai essere brevettati. Certo, una simile dicitura non è vincolante dal punto di vista giuridico, ma in futuro le cose potrebbero cambiare

Presto gli agricoltori potranno coltivare i semi open source senza temere brevetti anche su larga scala? Gli attivisti dei semi liberi hanno paragonato le sementi ai software e hanno deciso di condividerli per diffondere un dubbio molto importante tra i disinformati: perché lo scambio di semi dovrebbe essere vietato?

open source seeds

I semi commerciali in vendita negli Stati Uniti per molto tempo risultavano naturalmente open source, ma ora la privatizzazione, gli interventi delle aziende e i brevetti hanno preso il sopravvento. Al momento gli esperti delle Università coinvolte in progetti analoghi saranno i primi a beneficiare dell’impiego dei semi liberi, ma data l’apertura all’acquisto online, presto il fenomeno potrebbe diffondersi a macchia d’olio. Quali saranno le reazioni delle aziende interessate ai brevetti?

Marta Albè

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