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made in italyBioterrorismo, ecco un rischio a cui l'Italia è particolarmente sensibile per quanto riguarda i prodotti alimentari provenienti dall'estero, che rappresentano una quantità pari al 25% degli alimenti consumati nel nostro Paese. A lanciare l'allarme è Coldiretti, che sottolinea come ciò sia legato al passaggio in mani straniere di numerosi marchi storici del Made In Italy alimentare nel corso degli ultimi decenni.

I consumatori affezionati ad alcuni marchi di prodotti da tavola italiani spesso non sono a conoscenza di come quanto acquistato giunga in realtà dall'estero, per via dell'avvenuta acquisizione da parte di multinazionali estere. Il caso più recente ed eclatante riguarda il riso Scotti, protagonista della cessione del 25% dell'azienda famigliare pavese al colosso spagnolo Ebro Foods.

Altri marchi storici che in realtà non possono più essere considerati come parte del Made In Italy sono, tra gli altri, Bertolli, passata prima ad Unilever e poi al gruppo spagnolo SOS, San Pellegrino e Antica Gelateria del Corso, acquistati sin dagli anni '90 da parte di Nestlé, ditta Svizzera che già dal 1988 si è occupata dell'acquisizione di Buitoni e Perugina. Sono ormai parte del gruppo francese Lactalis: Parmalat, Locatelli, Invernizzi e Galbani.

Coldiretti considera il sistema alimentare come particolarmente sensibile alle attività terroristiche, tanto che negli Stati Uniti vigono regolamenti molto severi per quanto concerne l'importazione di prodotti dall'estero. Il settore alimentare è considerato Oltreoceano altamente critico da tale punto di vista, a differenza di quanto avviene in Italia. Nel nostro Paese ad essere presi di mira sono soprattutto i prodotti simbolo della dieta mediterranea nel mondo, dall'olio al vino, fino alle conserve di pomodoro.

MARCHI DEL MADE IN ITALY CHE NON C’ È PIU’

2013

RISO SCOTTI – Ceduto il 25 % della proprietà dalla famiglia pavese al colosso industriale spagnolo Ebro Foods

2012

PELATI AR - ANTONINO RUSSO - Acquisito nel 2012 dalla società Princes controllata dalla Giapponese Mitsubishi

2011

PARMALAT - Acquisito dalla francese Lactalis

GANCIA - Acquisito dell'oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vokda Russki Standard

2008

BERTOLLI - Venduto a Unilever e quindi acquisito dal gruppo spagnolo SOS

2006

GALBANI - Acquisito dalla francese Lactalis

CARAPELLI - Acquisito dal gruppo spagnolo SOS

2005

SASSO - Acquisito dal gruppo spagnolo SOS

FATTORIE SCALDASOLE - Venduto a Heinz nel 1995 e quindi acquisito dalla francese Andros

2003

PERONI - Acquisito dall'azienda sudafricana SABMiller

INVERNIZZI - Venduto a Kraft nel 1985 e quindi acquisito dalla francese Lactalis

1998

LOCATELLI – Venduto a Nestlè e quindi acquisito dalla francese Lactalis

SAN PELLEGRINO - Acquisito nel 1998 dalla svizzera Nestl È

1993

ANTICA GELATERIA DEL CORSO - Acquisito dalla svizzera Nestlè

1988

BUITONI - Acquisito dalla svizzera Nestlè

PERUGINA - Acquisito dalla svizzera Nestlè

Fonte: Coldiretti

E lo stesso Made In Italy è diventato, come sottolineato da parte di Coldiretti, un vero e proprio territorio di conquista da parte dei marchi stranieri, agevolato dalla crisi economica, che ha visto le aziende del Paese costrette a svendersi a realtà estere. Vi è infine un rischio sempre più imminente: la chiusura degli stablimenti italiani, per via di un loro trasferimento all'estero.

La soluzione? La costruzione di una filiera agricola tutta italiana che veda direttamente protagonisti gli agricoltori per garantire quel legame con il territorio che ha consentito ai grandi marchi di raggiungere traguardi prestigiosi. Una svolta che potrebbe contribuire a risollevare l'economia del Paese, oltre a permettere ai consumatori di scegliere prodotti realmente provenienti dal territorio italiano.

Marta Albè

GreenBiz.it

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