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modulo perovskiteRealizzato il primo modulo reale fotovoltaico sia organico che inorganico con perovskiti. Nell'ambito della ricerca sul fotovoltaico di terza generazione, l'Università di Tor Vergata, in collaborazione con il Chose, ha prodotto per la prima volta un sistema di grandi dimensioni la cui produzione è stata notevolmente velocizzata. Di che si tratta?

Il segreto sta nella perovskite, un composto caratterizzato da una struttura cristallina, già noto per la sua efficienza ed economicità. Grazie alla sua capacità di assorbire la luce solare, la perovskite ad oggi è una delle più innovative e promettenti applicazioni nel settore fotovoltaico per il risparmio energetico.

Le nuove celle sono state realizzate a partire da vati strati di materiale “stampato”. Ciò ha permesso ai ricercatori di semplificare notevolmente il processo di produzione. Finora, le altre ricerche anche in ambito internazionale avevano realizzato solo celle di piccole dimensioni, difficilmente utilizzabili per produrre quantità soddisfacenti di energia elettrica. Non veniva però garantita la scalabilità della tecnologia.

Dopo la ricerca sul solare organico e la realizzazione di una linea di produzione pilota per i pannelli fotovoltaici realizzati con le molecole organiche estratte dal succo di mirtillo, i ricercatori di Tor Vergata hanno conquistato il merito di aver prodotto il primo modulo fotovoltaico con perovskiti di grandi dimensioni.

Ora che gli incentivi sono terminati il futuro del fotovoltaico è affidato alla capacità di ridurre il costo dell’energia prodotta. Questo si riflette nella necessità di una sostanziale innovazione dei materiali e dei processi di fabbricazione al fine di ridurre i costi delle celle solari. La nostra ricerca con l’impiego di perovskiti va proprio in questa direzione”, ha detto il prof. Aldo Di Carlo del Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell’Università di Roma Tor Vergata.

“Le perovskiti sono dei composti con una struttura cristallina particolare che può ospitare molti elementi diversi e questa flessibilità le rende utilizzabili per una varietà di applicazioni. – ha aggiunto la prof.ssa Silvia Licoccia, ordinario di Fondamenti Chimici per le Tecnologie. - Già da anni il nostro gruppo di ricerca ha utilizzato questi composti per applicazioni energetiche e ambientali in celle a combustibile e sensori chimici e l'applicazione nel settore fotovoltaico è una delle più innovative e promettenti”.

Gli esiti della ricerca sono stati pubblicati sul Physical Chemistry Chemical Physics.

Francesca Mancuso

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