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dazi fotovoltaico cinese eu prosun prezzo minimoMilan Nitzschke, presidente della lobby europea del fotovoltaico Eu ProSun, è convinto che l'accordo sul prezzo minimo tra Cina e UE sia illegale. E si appella alla Corte Europea.

Dopodomani entreranno ufficialmente in vigore i dazi europei contro le compagnie fotovoltaiche cinesi che hanno fatto dumping sui pannelli solari. Dazi basati sull'accordo sul prezzo minimo raggiunto in estate tra la Commissione Europea e la Cina: le aziende cinesi che non rispettano la soglia del prezzo e il tetto massimo di 7 GW annui, divisi per quota, saranno sottoposte a penalizzazioni doganali.

Questo meccanismo, però, potrebbe durare molto meno dei due anni previsti dalla UE: Eu ProSun, la lobby che difende il fotovoltaico made in Europe dalla concorrenza cinese, è infatti convinta che la Corte Europea annullerà l'accordo sul prezzo minimo, facendo cadere ogni esenzione dai dazi per le compagnie cinesi.

In una intervista al giornale online PV-Tech, infatti, il presidente di Eu ProSun Milan Nitzschke afferma: "Sappiamo che la Corte sta seriamente investigando ma non possiamo prevedere quando prenderà una decisione. Quel che possiamo prevedere è che l'accordo è talmente arbitrario e lontano dal quadro normativo europeo che è sicuro che la Corte Europea dirà alla Commissione che tale accordo non ha basi legali".

Nessun dubbio, secondo Eu ProSun: "Le leggi europee sul commercio dicono che una misura antidumping adeguata è l'imposizione di tariffe doganali che devono essere stabilite per eliminare il danno causato all'industria europea dal dumping. La direttiva dice che è possibile fare un accordo, ad esempio sul prezzo minimo, se il danno viene comunque eliminato". Cosa che, secondo Nitzchke, l'accordo di agosto non fa.

Ma anche secondo il Comitato IFI italiano, che mette in evidenza almeno quattro grandi anomalie nell'accordo Cina-UE:

  • Prima anomalia - La UE ha imposto due tipi di dazi: uno minimo dell'11,8% valido fino al 4 agosto e uno massimo del 67% valido dal 4 agosto al 6 dicembre. Ma il dazio minimo non incide realmente e non riduce il danno all'industria europea.
  • Seconda anomalia - Il 3 agosto 2013, cioè il giorno prima dell a decorrere dell'entrata in vigore dei dazi del 67%, la Commissione dichiara di aver accettato un accordo (Undertaking) proposto dai cinesi che fissa un prezzo minimo e un quantitativo massimo per l’esportazione verso la UE e prevede l'esenzione dai dazi per i produttori che rispettano l'accordo stesso.
  • Terza anomalia - Ancora ad agosto la Commissione decide di non applicare dazi provvisori anti-sovvenzioni (aggiuntivi a quelli antidumping perché eventualmente derivanti da una seconda indagine) ma che tali dazi si sarebbero applicati solo al termine del periodo di investigazione, aggiungendosi a quelli anti dumping (sempre entro il 6 dicembre 2013). A settembre 2013 la Commissione comunica che le sovvenzioni statali cinesi hanno effettivamente danneggiato l'industria europea, ma non impone nuovi dazi.
  • Quarta anomalia - La Commissione accetta un secondo accordo con i produttori cinesi relativo ai sussidi governativi, che non aumenta i dazi già esistenti perché non somma il danno causato dal dumping a quello causato dai sussidi statali. Tutto viene quindi ricondotto al solito accordo di agosto.

Queste quattro anomalie, secondo IFI, bastano e avanzano per dichiarare illegittimo l'accordo tra Cina e UE e per ritenere insufficienti i dazi che entreranno in vigore il 6 dicembre per una durata di due anni.

Peppe Croce

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