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batterie energy storage utilitySistemi di accumulo per fotovoltaico. Gli impianti solari sui tetti di casa sono ormai un trend inarrestabile in Australia e le grandi utility dell'energia iniziano ad aver paura: è una minaccia per il loro modello di business, specialmente se abbinato ai sistemi di accumulo.

Al di là del caso limite dello Stato del South Australia, dove il 19% delle case ha un tetto fotovoltaico, un po' tutta l'Australia sembra ormai contagiata dalla tecnologia solare con un fortissimo impatto, sia oggi che in prospettiva futura, sul modello di business centralizzato delle utility tradizionali dell'energia.

Sul giornale online australiano RenewEconomy è apparsa una interessante analisi di come il "danno" derivante dal fotovoltaico potrebbe ammontare fino al 50% dell'attuale mercato delle aziende elettriche dell'Australia. Analisi che parte dalle stesse dichiarazioni che alcune utility hanno fatto all'interno dei propri report annuali.

Tra le utility del Queensland, ad esempio, Ergon ipotizza la possibilità che gli utenti con tetto solare e accumulo a batteria possano produrre da soli l'energia che consumano per metà del costo attuale e senza aver più bisogno della rete elettrica nazionale. E ciò potrebbe succedere molto prima di quanto si pensi, specialmente se venissero tolti i sussidi statali al fotovoltaico perché gli utenti sarebbero spinti a installare anche le batterie.

Di necessità virtù: Ergon, come anche Vector in Nuova Zelanda, inizia a ripensare il suo modello di business e a lavorare sulla generazione distribuita e le smart grid. Anticipare il cambiamento, per non restarne travolti. Cosa che non fa un'altra utility australiana, Enegex, che semplicemente vede l'accoppiata fotovoltaico e batterie come una minaccia da combattere e annientare prima possibile.

Citigroup, la più grande azienda di servizi finanziari del mondo, analizzando lo stato di salute delle utility americane, ad agosto ha messo in luce come il solare fotovoltaico stia diventando un argomento polarizzante per queste aziende: alcune stanno abbracciando il cambiamento, altre semplicemente fingono di ignorarlo. Ma, spiega Citi, il fotovoltaico c'è, resterà e crescerà ancora negli Stati Uniti.

"La percezione che il solare sia inefficiente e richieda sussidi materiali non è più corretta", spiega Citi nel report "Rising Sun: Implications For US Utilities", "il solare è già competitivo a livello domestico in molti paesi e lo sta diventando anche di più e siamo appena agli inizi". Entro il 2016, secondo Citi, in gran parte del mondo il solare fotovoltaico ruberà quote di mercato alle fonti tradizionali.

Sempre Citigroup, nel report "Energy Darwinism – the evolution of the energy industry" della settimana scorsa, arriva a ipotizzare che entro un ventennio la metà della mercato attualmente coperto dal termoelettrico, dal nucleare e dalle altre fonti utilizzate dalle utility possa essere cannibalizzata dal fotovoltaico, dalle batterie, dall'efficienza energetica:

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Peppe Croce

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