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auto cinaNuovo capitolo della guerra dei dazi tra Cina ed Europa. Dopo l'inchiesta antidumping sui vini, in risposta all'introduzione sui dazi sui pannelli solari cinesi imposti dall'Ue, e quella sui tubi in acciaio, un nuovo settore potrebbe finire nel mirino del Governo di Pechino. È quello delle auto, in particolare delle vetture di lusso.

"Se non ci sarà un miglioramento del clima politico, se diventerà una vera guerra commerciale, se si andrà avanti nella strategia Ue, penso che i cinesi di sicuro applicheranno delle ritorsioni", ha detto un portavoce di Acea, l'associazione delle case automobilistiche europee, secondo la quale l'esposto anti-dumping riguarderebbe auto con motori di cilindrata superiore ai due litri. Un'indagine preliminare potrebbe probabilmente venire aperta a inizio del mese di luglio.

Proprio come accaduto per i pannelli, si stima che entro il 2018 i produttori di auto cinesi, grazie alla prossima apertura di nuove fabbriche sparse in tutta il Paese, saranno in grado di fabbricare più di 30 milioni di auto all'anno, pari a due volte la dimensione di tutto il mercato statunitense. La domanda di auto in Cina è rallentata in modo significativo, con un conseguente enorme divario tra la capacità e le vendite.

I funzionari cinesi, tuttavia, rimangono ottimisti. "Negli ultimi tre decenni, ogni volta che abbiamo pensato che ci fosse una sovraccapacità nel settore auto, ci siamo dovuti ricredere", ha detto Dong Yang, presidente della Associazione cinese dei costruttori di automobili. "Se la Cina esporta solo il 10% di quello che produce, il rischio per i nostri mercati interni è enorme", ha commentato, invece, Sergio Marchionne, amministratore delegato di Chrysler e Fiat.

Le esportazioni di veicoli cinesi, intanto, registrano grandi numeri. Nel 2012, per la prima volta Pechino ha spedito più di un milione di vetture. Questo numero potrebbe raddoppiare a due milioni entro il 2016. Oggi, la stragrande maggioranza delle esportazioni di auto cinesi vanno verso i mercati emergenti in Africa, Medio Oriente e Sud America, dove i clienti si preoccupano di più del prezzo che di design e finitura dei veicoli.

I cinesi, d'altro canto, cominciano a produrre anche automobili per mercati più sofisticati come Australia e Sud Africa, minacciando di mettere KO anche produttori più affermati. Come per i pannelli solari, il campo di battaglia decisivo della guerra sulle vetture sarà l'Europa, dove la Germania è di fatto il produttore più competitivo di automobili. Entrambe le parti, forse, anche stavolta opteranno per il dialogo. Intanto Great Wall Motor, il più grande produttore di SUV cinese, ha già aperto i suoi showroom a Roma e in altre capitali europee.

Roberta Ragni

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